Il governo prova a trasformare lo scontro con Confindustria su Transizione 5.0 in un confronto strutturato con il mondo produttivo e convoca le aziende al tavolo del ministero delle Imprese. Dopo le tensioni dei giorni scorsi, l'esecutivo accelera sul dialogo e ha fissato per mercoledì prossimo un incontro tra Mimit, ministero dell'Economia e ministero per gli Affari Ue con le associazioni nazionali d'impresa, dando seguito agli impegni presi subito dopo l'approvazione del decreto fiscale. È un passaggio politico rilevante, perché segna la volontà di evitare una frattura con il sistema industriale e di riportare la discussione su un terreno negoziale.
La convocazione nasce anche dalle pressioni di Confindustria e, in particolare, del presidente Emanuele Orsini, che aveva chiesto un chiarimento immediato sugli incentivi ridotti, ma anche dalla consapevolezza del governo che la partita non può chiudersi con uno scontro frontale. Il nodo resta quello del taglio al credito d'imposta per le imprese rimaste fuori da Transizione 5.0 nel 2025, che nel 2026 potranno ottenere solo il 35% dell'agevolazione richiesta entro un limite di spesa di 537 milioni di euro. Una cifra considerata insufficiente dal mondo industriale, che continua a parlare di misura penalizzante e di fiducia da ricostruire.
La linea dell'esecutivo, tuttavia, resta quella già tracciata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: a risorse date bisogna scegliere come allocarle. Il ragionamento è semplice e allo stesso tempo politicamente delicato, perché impone di decidere se distribuire incentivi in modo generalizzato o concentrarli sulle emergenze più urgenti in una fase segnata dalla guerra in Iran, dal rischio energetico e da vincoli di bilancio rigidi. Non è solo una scelta politica, ma anche tecnica, legata alle regole europee e ai criteri Eurostat che impongono di contabilizzare gli incentivi di Transizione 5.0 sul deficit 2025, mentre quelli della 4.0 possono essere distribuiti sul 2026 senza appesantire i conti dello scorso anno.
In questo quadro il tavolo convocato dal Mimit rappresenta un tentativo di riportare la discussione su basi pragmatiche. Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha spiegato che "il tavolo serve a confrontarsi" perché "bisogna scegliere dove mettere le risorse", sottolineando che l'affidabilità delle relazioni con l'industria è fondamentale e che le decisioni devono essere prese insieme per garantire "tenuta e resilienza delle imprese" senza imporre nuovi sacrifici ai cittadini. È una linea che punta a trasformare la tensione in un processo di condivisione.
Nel frattempo emergono segnali di dialogo anche in alcuni settori specifici. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha parlato di contatti continui con il ministro Giorgetti e di una nuova apertura che permetterà all'agricoltura "di poter continuare ad investire in termini di innovazione" e che questo significa puntare su sostenibilità, digitalizzazione e valorizzazione del modello italiano. Un segnale che indica come il confronto stia già producendo effetti concreti su alcuni comparti.
Restano però forti le critiche di una parte del sistema industriale, soprattutto a livello territoriale.
Il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, ha parlato di "cortocircuito inaccettabile" e di una scelta che "tradisce gli impegni presi con il mondo produttivo", sostenendo che il taglio retroattivo agli incentivi rischia di compromettere la fiducia e di rallentare gli investimenti in una fase già segnata da instabilità energetica e commerciale. La partita si giocherà tutta nei prossimi giorni, quando governo e imprese dovranno trovare un punto di equilibrio tra esigenze di bilancio e sostegno alla crescita.