Incognita varianti sul green pass: pronto il 15 giugno su "Io" e "Immuni"

Il certificato consentirà di viaggiare in Europa senza restrizioni e verrà notificato sulle app dopo la prima dose. Dubbi sull'efficacia dei vaccini contro la versione indiana, diffusa in Inghilterra

Incognita varianti sul green pass: pronto il 15 giugno su "Io" e "Immuni"

Il green pass, ribattezzato Eu digital Covid certificate, che consentirà di viaggiare in Europa senza restrizioni, ma anche di entrare nelle Rsa e partecipare a matrimoni o eventi, sta per arrivare. «Sarà pronto a metà giugno. Restano da definire dei dettagli su cui aspettiamo la pronuncia dell'Ema, come la durata del passaporto», ha detto il premier Mario Draghi al termine del vertice Ue. Dal primo luglio sarà comunque operativo e dovrebbe durare un anno.

Come previsto dal certificato verde italiano, anche quello europeo dovrebbe essere valido già dal quindicesimo giorno dopo la somministrazione della prima dose. Ma sulle libertà che consentirà il documento pesa l'incognita delle varianti, soprattutto quella indiana, che sta prendendo sempre più piede in Inghilterra, anche se per il momento in Italia è la meno diffusa. Il green pass è atteso da tutti coloro che intendono viaggiare in altri Paesi perché permetterà di farlo evitando tamponi e quarantena. Basterà mostrare un Qr code per dimostrare di essere vaccinati, negativi ad un test effettuato 24 ore prima della partenza o guariti dal Covid. Informazioni che potranno così essere leggibili e considerate valide anche autorità nazionali diversi.

La versione digitale del pass, ha spiegato ieri il ministro per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, si riceverà tramite una notifica sulle applicazioni Io e Immuni. Quest'ultima ora potrebbe trovare nuova vita dopo il fiasco del contact tracing. La app Io della pubblica amministrazione, invece, già scaricata da 11 milioni di italiani per poter usufruire del cashback, ha le caratteristiche richieste dall'Ue per essere uno dei canali su cui poter visualizzare il certificato. Sulla piattaforma che farà confluire i dati sanitari nel green pass stanno lavorando il ministero della Salute e la Sogei, controllata del dicastero dell'Economia. Il green pass ci restituirà una maggiore libertà di movimento, ma non scioglie i dubbi sulla copertura dei vaccini contro le varianti. Quella indiana in primis, ritenuta più contagiosa dell'inglese da uno studio internazionale pubblicato in preprint su BioRxiv ma in valutazione per l'imminente pubblicazione su un'importante rivista. Secondo un'indagine del Public Health England sia Pfizer che AstraZeneca sono molto efficaci dopo due dosi contro la variante indiana, ma solo al 33% tre settimane dopo una sola somministrazione. Un dato poco rassicurante in vista della ripresa dei viaggi e della circolazione dei turisti provenienti dai Paesi europei, molti dei quali potrebbero aver avuto accesso al green pass dopo una sola dose. Tema fondamentale, affrontato ieri anche dal Consiglio Ue, che nelle conclusioni ha esortato i Paesi membri a riaprire gradualmente le società, confortati dal ritmo delle vaccinazioni, ma rimanendo vigili per quanto riguarda l'emergere e la diffusione delle varianti. Pronti ad agire se necessario. L'Austria lo ha già fatto, fermando fino al 20 giugno i voli dal Regno Unito per tutelarsi dalla variante indiana. Il governo di Vienna ha inserito l'Inghilterra tra i paesi a rischio, imponendo rigide restrizioni all'ingresso, come venerdì aveva già fatto la Germania disponendo la quarantena per chi arriva dalla Gran Bretagna, dove la variante indiana sta mettendo a rischio il prossimo allentamento delle misure previsto per il 21 giugno, quando dovrebbero essere eliminate tutte le restrizioni. In Italia per ora ne sono stati riscontrati solo cinque casi. La più diffusa, secondo il primo bollettino sulle varianti nel nostro Paese dell'Iss, rimane quella inglese, che rappresenta il 73% dei contagi, seguita dalla brasiliana (6%) e dalla nigeriana con 272 casi.

Per la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, i vaccini finora inoculati «dimostrano efficacia contro le varianti note nell'Ue, ma esse continuano ad essere un rischio potenziale che va monitorato». «È importante - dice - che l'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) estenda il controllo della diffusione delle varianti anche al resto del mondo, per adeguare la nostra strategia qualora fosse necessario».

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