Infetti in calo anche nei focolai lombardi. "Terapia intensiva, solo due ricoveri in più"

L'assessore Gallera: "Ogni giorno si liberano 90 posti". Lieve crescita al Sud nelle aree meno colpite finora. Nuove zone rosse in Sicilia e Calabria

Finalmente uno spiraglio di luce, anche nelle province lombarde dove si concentrano i focolaio epidemici. Si è registrato un calo nelle curve dei contagi rispetto ai giorni scorsi, lieve ma che fa ben sperare. Numeri incoraggianti, destinati a calare progressivamente, insiste il capo della protezione civile Angelo Borrelli, se si continueranno a mantenere le misure di contenimento.

A Bergamo, la zona più colpita, dove i positivi sono 8664, ieri si sono contati 137 nuovi casi, rispetto ai 178 di domenica. Anche a Brescia (8213 infetti) l'incremento rispetto al giorno precedente dimostra che forse qui il picco è stato raggiunto: si è passati infatti da 335 nuovi casi ai 200 di ieri. Idem a Cremona, dove si sono aggiunti 26 positivi, mentre domenica erano 157. Ma soprattutto c'è quel dato sulle chiamate di soccorso fornito dal presidente dell'Istiututo Superiore di Sanità, Franco Locatelli, durante la consueta conferenza stampa delle 18, ad autorizzare un cauto ottimismo: nelle aree di Lodi e di Bergamo, le più colpite della Lombardia, il numero degli interventi si è dimezzato. E meno ambulanze vuol dire un alleggerimento importante per gli ospedali in affanno delle zone dove l'epidemia ha colpito duro.

Buone notizie arrivano anche dalla città metropolitana di Milano, dove i contagiati hanno toccato quota 8.676, con un incremento di 347 nuovi casi, un dato positivo rispetto ai 546 del giorno prima. Cresce anche il numero delle persone dimesse dagli ospedali della Lombardia, 1.082 solo nelle ultime 24 ore. «In quasi tutta la regione - spiega l'assessore al Welfare, Giulio Gallera - c'è una significativa riduzione dei contagi e degli accessi nei pronto soccorso, è un bel segnale». Diminuiscono anche i ricoverati in terapia intensiva: «Ogni giorno - dice Gallera - si liberano 90 posti tra dimessi e deceduti e vi è una quota che riusciamo a recuperare».

Al centro-sud, finora meno colpito, ci sono invece aree dove i contagi aumentano. E seppur i numeri non abbiano ancora fatto scattare un vero a proprio allarme, le regioni con più casi si blindano per tenere sotto controllo l'epidemia. Continuano a nascere nuove zone rosse, spesso legate alle emergenze scoppiate nelle strutture per anziani. Nel Lazio il trend dei contagi è in decrescita, per la prima volta al di sotto dell'8 per cento. Ieri si è registrato un record di guariti, 267 nelle ultime 24 ore, e 208 nuovi casi, 65 dei quali in una casa di riposo nel reatino, a Contigliano, dichiarato zona rossa fino e ora presidiato dall'esercito. È stato un cluster in una struttura per anziani a far chiudere anche il comune di Nerola, il secondo nel Lazio dopo Fondi. In Calabria, invece, i casi sono in aumento, 59 in più rispetto a domenica, per un totale di 647. Abbastanza per convincere la governatrice Jole Santelli a correre ai ripari per impedire che l'epidemia sfugga di mano. Finora la Santelli ha chiuso dodici comuni, l'ultimo ieri, quello di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia. Stessa sorte per Melito Salvo, nel reggino, sbarrato in seguito ad un focolaio scoppiato in una casa di cura. In Sicilia, dove ieri si sono registrati 95 positivi in più, per un totale di 1.555, le zone rosse sono quattro. L'ultimo a chiudere è il comune di Troina, in provincia di Enna. Qui il numero dei contagiati è salito a 109 e tra questi 94 sono pazienti e operatori sanitari di un istituto per disabili.

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