Insulti e provocazioni a Milano. Il "nemico" è la Brigata ebraica

Antagonisti scatenati contro le bandiere con la stella di David. Pisapia: vergognosi. Centinaio: vigliacchi

Insulti e provocazioni a Milano. Il "nemico" è la Brigata ebraica

Milano - «Assassini! Fuori dal corteo». Il paradosso più doloroso del 25 aprile italiano sta in quella striscia di piazza San Babila, pieno centro di Milano. Da lì passa la grande manifestazione che celebra la Liberazione e in quel corridoio si appostano gli autonomi dell'estrema sinistra. Obiettivo della loro contestazione, lo striscione che rievoca la Brigata ebraica, la formazione di 5mila volontari che, inquadrati nell'ottava armata britannica, dettero un apporto importante nel marzo-aprile '45 allo sfondamento della «Linea gotica» sul fronte del Senio. I soldati sionisti combattevano con le insegne della stella di David che di lì a pochi anni sarebbe diventata bandiera di Israele, e quelle insegne vengono portate in corteo dagli esponenti della Comunità ebraica. E bersagliate di insulti dagli antagonisti.

Un primo assaggio della contestazione si è visto in mattinata a Cinisello Balsamo, importante Comune della cintura che dallo scorso anno è governato dal centrodestra dopo un dominio ininterrotto della sinistra. Il direttore del Museo della Brigata ebraica Davide Romano è stato fischiato da un gruppetto dei centri sociali, contestato «per partito preso» dall'inizio alla fine così come il sindaco, il giovane leghista Giacomo Ghilardi, che aveva concepito una intelligente cerimonia che valorizzava tutte la tradizioni partigiane presenti in città. A Milano, poi, si è ripetuto il delirante copione di una frangia di estrema sinistra che vuol cacciare dal corteo gli ebrei milanesi, e se non riesce a farlo, ovviamente, è solo grazie al controllo impeccabile delle forze dell'ordine, alla protezione dell'associazione «City angels» e a una doppia fila di transenne.

L'ennesima contestazione annunciata, che peraltro ha ormai l'effetto di aumentare il numero dei simpatizzanti della Brigata, mentre i contestatori di anno in anno sempre appaiono sempre meno numerosi, per quanto rabbiosi. Con la Comunità ebraica infatti hanno sfilato gli esponenti del centrodestra, ma anche di «Più Europa» e dei «Radicali». Non solo: la ex presidente della Camera Laura Boldrini, passando «in rassegna» il corteo, si è a lungo fermata davanti allo striscione, salutando il collega forzista Andrea Orsini. E, dopo la notizia delle contestazioni, la condanna è stata praticamente unanime. Oltre al centrodestra è intervenuto l'ex sindaco Giuliano Pisapia, oggi capolista del Pd alle Europee per il Nord-ovest, che ha parlato della «solita vergognosa contestazione». E il ministro dell'Agricoltura, il pavese Gianmarco Centinaio, leghista, ha parlato di una contestazione «vile». «Anche quest'anno ho deciso di non partecipare al corteo a Milano - ha detto - e alla luce dei fatti è stata la scelta migliore». D'altra parte, per i leghisti, il 25 aprile non c'è scampo: criticati se non partecipano, contestati se lo fanno. Da sinistra e non solo. Come a Livorno: dove il sindaco grillino Filippo Nogarin candidato alle Europee ha scritto: «La Liberazione non può essere messa in discussione. Chi non la celebra non dovrebbe rappresentare le istituzioni».

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