Chicco Testa ha 74 anni. È stato parlamentare del Pci e del Pds. Ha ricoperto la carica di Presidente di Enel, Acea e Sorgenia, oltre a essere stato tra i fondatori di Legambiente. Si è sempre occupato di problemi della giustizia.
Onorevole Chicco Testa, lei si è indignato per il post scritto dal segretario dell'Anm Rocco Maruotti, nel quale tracciava un parallelo tra l'uccisione di un infermiere a Minneapolis e la riforma della giustizia in Italia. Quel post è una follia?
"Follia pura. Oltretutto io dico: magari se in Italia avessimo un sistema di garanzie come quello che hanno negli Stati Uniti!".
Sembra però che Trump insidi questo sistema.
"Sì certamente. Ma non ci riesce".
Perché questa uscita del dottor Maruotti l'ha indignata?
"Temo che comunque finisca il referendum, l'atteggiamento assunto dall'Associazione nazionale magistrati porterà a una eredità molto negativa".
Quale eredità?
"C'è un corpo di magistrati che sta perdendo la dignità del ruolo che gli appartiene. Che è un ruolo delicatissimo. Richiede serenità e imparzialità. E invece io vedo questi magistrati ingaggiarsi in battaglie politiche faziose che non dovrebbero nemmeno sfiorarli".
Tutti i magistrati sono così?
"No, certo, non tutti. Anzi, la maggioranza non è così, ma spesso sono le minoranze che guidano e danno il tono...".
La minoranza targata Maruotti?
"Beh, questo magistrato ha un ruolo dirigente molto alto nell'Anm. È evidente che non ha l'autorità, la dignità, la freddezza per guidare un'associazione così importante. Non capisco come sia potuto arrivare a quel ruolo. È una cosa molto preoccupante. Mi auguro che la maggior parte dei magistrati reagisca a questa situazione".
La campagna del No al referendum non le piace neanche un po'?
"No. E poi trovo intollerabile il processo alle intenzioni. Noi dobbiamo discutere di quello che la riforma dice. E la riforma non mette in discussione l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. In nessun punto. E allora perché dobbiamo discutere di un rischio che non c'è?".
I magistrati conserveranno la loro indipendenza? In teoria sono subordinati soltanto alla legge...
"Sì, sono subordinati alla legge. Già io trovo singolare che i magistrati facciano campagna contro una legge, cioè una riforma decisa dal Parlamento".
L'associazione magistrati sta diventando un partito politico di sinistra?
"Francamente io sul fatto che le loro siano posizioni di sinistra ho molti dubbi. Sono un coagulo di posizioni giustizialiste, populiste, che hanno avuto largo seguito in passato a destra e a sinistra...".
Però oggi la sinistra è al loro fianco.
"Che la sinistra sia la parte che ha sposato queste posizioni è solo segno della debolezza della sinistra. Incapace di autonomia e di vocazione maggioritaria e che si fa mettere in un angolo su posizioni faziose".
Perché secondo lei tutto lo schieramento di sinistra è contrario alla riforma Nordio?
"Non è così. Non sono pochi quelli favorevoli al Sì. E sono voci molto pesanti. A cominciare da Augusto Barbera, che è stato parlamentare nel Pci, ed è stato presidente della Corte Costituzionale. Posso citarle anche l'ex ministro Salvi, posso citarle il costituzionalista Ceccanti e tantissimi altri".
I gruppi dirigenti del centrosinistra però sono tutti per il No. Perché?
"La risposta è molto chiara. Ce l'ha data Goffredo Bettini, figura prestigiosissima nel suo partito e dalla lunga storia. Bettini è partito da un atteggiamento favorevole al Sì, analizzando la riforma, e poi è arrivato a pronunciarsi per il No per una ragione, confessata, semplicemente di schieramento. Questo è un danno alla politica. I referendum andrebbero analizzati per quel che dicono. Non perché sono proposti da uno o da un altro schieramento politico".
Spesso però i referendum sono diventati plebisciti pro o contro un partito o un leader.
"No. Io ricordo il primo e più importante referendum della storia della Repubblica. Quello sul divorzio. Sì, certo, pesò lo schieramento pro o contro Fanfani, ma poi pesò il merito, e una grande massa di elettori cattolici votarono per il divorzio in contrasto con la Dc. Per ragioni di merito".
La riforma Nordio indebolisce la figura dei magistrati?
"No. Indebolisce il potere illegittimo che i magistrati esercitano".
I magistrati hanno paura del sorteggio?
"Sì perché gli fa perdere potere. Il potere in magistratura si esercita attraverso le correnti. Sono loro che, controllando il Csm, decidono delle carriere, delle promozioni, della disciplina, e si accordano tra loro e spartiscono. In questo modo invece, con il sorteggio, le correnti rischiano di sparire. È un bene".
I sostenitori del No dicono che il sorteggio è un colpo alla meritocrazia.
"Il colpo alla meritocrazia l'hanno dato le correnti che promuovono o bocciano per ragioni relative non certo al merito ma alla collocazione politica".
Era necessaria questa riforma?
"Sì. Perché affronta quello che era il problema più sentito. Troppi casi di malagiustizia in questi anni. E troppi esponenti della politica rovinati e poi assolti".
La magistratura ha perduto prestigio?
"Sì. Ha ragione Di Pietro: ha dilapidato un enorme tesoro di prestigio".
Da uomo di sinistra, mi dia un giudizio sul Pd.
"Il Pd oggi ha due caratteristiche: completa mancanza di elaborazione politica. Dominio di potentati, più o meno piccoli, che hanno come preoccupazione solo il mantenimento della posizione. Siamo al pensiero minimo".
Meglio Meloni?
"Io non condivido molte cose del governo di centrodestra, però Meloni ha tenuto la barra dritta sui conti pubblici e sulla politica internazionale. Con un governo Conte-Schlein anche su questi due punti saremmo andati a gambe all'aria".
Come vede l'avvicinamento tra Calenda e Forza Italia?
"Forza Italia ha preso la strada del rafforzamento della sua tendenza liberale. Ritorno alle origini. Interessante. Calenda ritiene che lo schema destra-sinistra fossilizzi la politica italiana... Vedremo. Dipende anche dalla legge elettorale".
In questa politica bipolare c'è un posto per il centro?
"Penso di sì, soprattutto se i vari leader del centro trovano
un'intesa. Io sono stupito e attonito per la scelta di Renzi di collocarsi nel campo largo. Se Marattin e Calenda riescono a trovare un accordo uno spazio c'è. Non tanto per le truppe, ma per le idee. E le idee contano".