Marco Mancini, già capo del controspionaggio italiano, di nuovo attaccato da Sigfrido Ranucci. Questa volta sui social.
"Non conosco di persona né ho mai incontrato Ranucci né tantomeno la signora Boccia. Mi sorprende quindi che parlino di me e in particolare che il giornalista televisivo mi collochi all'interno di quello che lui definisce un giro gay e che sia pericolosissimo", esordisce parlando con Il Giornale.
Non ci si rivede?
"Non ho inclinazioni omosessuali, ma sono convinto che nella sfera intima ciascuno possa essere libero nei propri orientamenti sessuali e che su questo non debbano gravare preconcetti".
Non le piace neppure la modalità espressiva, quindi.
"L'espressione giro gay e pericolosissimo da un lato rivela una concezione omofoba della vita, e dall'altro veicola una duplice menzogna: primo, invade la mia sfera privata con una falsa attestazione. Secondo, mi dichiara appartenente a un presunto giro e perciò sarei pericolosissimo".
Lei ne farebbe parte assieme a Giletti, al nostro direttore Tommaso Cerno e al misterioso "Signor B".
"Si tratta di una maliziosa asserzione che mette insieme alcune persone senza alcuna verità o coerenza logica, ma che - nei toni di una grossolana conversazione - tradisce con espressioni omofobe e intolleranti l'intento allusivo di offenderne la reputazione per l'appartenenza a una lobby pericolosissima".
Però Ranucci, dopo il caso autogrill, continua a parlare di lei.
"Quel che risulta chiarissima invece è l'aggettivazione a mio riguardo: fortemente negativa e del tutto
gratuita, e per questo ho chiesto ai miei legali di valutarne il contenuto per ogni iniziativa a mia tutela. Forse, alla fine, ha ragione il direttore Cerno quando osserva che, per Ranucci, io sarei diventato un'ossessione".