Ira dei Floyd per l'autopsia. E il poliziotto agli arresti viene lasciato dalla moglie

"Qui non si parla di soffocamento". I familiari della vittima chiedono un'analisi indipendente

Ira dei Floyd per l'autopsia. E il poliziotto agli arresti viene lasciato dalla moglie

La sentenza arriva in anticipo dalla strada e dalla famiglia. Né la comunità afroamericana né la moglie dell'agente di polizia Derek Chauvin intendono aspettare il verdetto di un giudice. I neri d'America mettono a ferro e fuoco gli Stati Uniti, da Detroit a Los Angeles. La signora Chauvin chiede subito il divorzio dal marito «carnefice» dopo 10 anni di matrimonio.

La rabbia degli afro d'America e quella della moglie dell'ex agente Chauvin sono il primo inappellabile verdetto sul poliziotto che per circa 9 interminabili minuti ha tenuto il ginocchio premuto sul collo di George Floyd, la cui morte poco dopo, in ospedale, ha scatenato la furia partita da Minneapolis e arrivata sulle due sponde d'America. Anche se il procuratore della Contea di Hennepin, Mike Freeman, ammette in conferenza stampa che mai l'incriminazione di un poliziotto è stata così veloce. Anche se l'accusa di omicidio e omicidio colposo si aggiunge al licenziamento, avvenuto immediatamente, dell'agente Chauvin. Anche se il procuratore generale degli Stati Uniti, William Barr, promette un'inchiesta per determinare se le leggi federali sui diritti civili siano state violate.

Alla fine nessuno crede all'autopsia che ha escluso lo strangolamento e l'asfissia come causa del decesso di George, 46 anni, l'afroamericano arrestato dopo aver tentato di comprare delle sigarette con una banconota falsa da 20 dollari. La morte - dice il referto - sarebbe stata causata dalla combinazione di «pregressi problemi cardiaci e da potenziali sostanze tossiche». Una versione a cui non credono soprattutto i familiari della vittima, che chiedono ora un'analisi indipendente e hanno già ingaggiato un ex medico legale, in arrivo oggi a Minneapolis, per accertare le circostanze del decesso, con un'indagine autoptica il cui esito sarà annunciato la settimana prossima. «La famiglia non si fida di nulla che arriva dal dipartimento di polizia di Minneapolis - ha detto il legale Ben Crump - La verità l'abbiamo già vista».

E a non fidarsi dell'agente Chauvin è prima di tutto sua moglie Kellie Xiong nel 2018 proclamata Mrs Minnesota. A mollarlo per prima al suo destino è proprio lei, che si definisce «devastata» dalla morte di George Floyd e annuncia di aver avviato le pratiche per la fine del proprio matrimonio. È probabile che a pesare sulla vicenda siano le origini stesse della signora, nata in Laos nel 1974, e appartenente anche lei a una minoranza, i Hmong, un popolo che vive tra la Cina meridionale, il Vietnam e il Laos, dal quale la sua famiglia scappò durante la guerra del Vietnam, per rifugiarsi in Thailandia prima e negli Stati Uniti dopo, nel 1980. Radiologa in un ospedale di Minneapolis, Kellie è costretta dalla famiglia a un matrimonio combinato, da cui ha due figli, ma che chiude dopo dieci anni. Solo dopo arriva l'incontro nel 2009, in pronto soccorso, con l'agente Chauvin, mentre lui portava in ospedale un uomo agli arresti, prima di trasferirlo in carcere. Intervistata in occasione dell'incoronazione a Mrs Minnesota, titolo destinato a donne sposate e che può far accedere allo scettro di Mrs America, del marito Kellie diceva: «Da allora mi tiene ancora aperta la porta, mi infila il cappotto, è un gentleman». Ora la musica è cambiata. Kellie è dovuta scappare dalla sua casa di Minneapolis, che i neri arrabbiati d'America hanno bollato con un cartello «Qui vive un assassino», manifestando davanti all'abitazione. E lei proclama la sua solidarietà alla famiglia della vittima per la tragedia e chiede «sicurezza e massima privacy» per i suoi cari, soprattutto i due figli avuti con il precedente marito. Il suo attuale, l'agente Chauvin a cui ha chiesto il divorzio mentre è in carcere, rischia fino a 35 anni di prigione. Ma dopo il licenziamento e l'arresto, in attesa del pronunciamento della giustizia, per lui è arrivata la sentenza più odiosa, quella che ne mette in cattiva luce la condotta di uomo e compagno di vita. La fine del suo matrimonio.

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