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Iran, nuovo giorno di sangue. Il regime spara: morti 4 bimbi

Negli scontri uccise almeno 50 persone, 739 arresti. Il governo accusa l'Occidente: "Vogliono distruggerci"

Iran, nuovo giorno di sangue. Il regime spara: morti 4 bimbi

L'Iran brucia ancora, e ai falò dei chador si sono aggiunti gli incendi alle auto delle forze di sicurezza. Le proteste per la morte di Mahsa Amini, arrestata a Teheran dalla polizia morale, e poi morta in un ospedale in circostanze ancora tutte da chiarire, continuano ad allargarsi. Gli agenti hanno picchiato la testa di Mahsa con un manganello e l'hanno sbattuta contro uno dei loro veicoli ma la polizia ha affermato che non ci sono prove di alcun maltrattamento e che ha sofferto di «insufficienza cardiaca improvvisa». Il ministro dell'Interno Ahmad Vahidi ha insistito sul fatto che Mahsa non è stata picchiata. «Ci sono stati rapporti dagli organi di controllo, sono stati intervistati testimoni, sono stati esaminati i video, sono state ottenute opinioni forensi ed è stato riscontrato che non ci sono state percosse», ha concluso.

Finora le forze di sicurezza hanno arrestato «739 rivoltosi, tra cui 60 donne», nella sola provincia di Guilan, durante le proteste dell'ultima settimana. Negli scontri sono morte almeno 50 persone, tra i quali almeno quattro bambini, il regime invece parla di 35 morti e centinaia di feriti e arresti. E mentre il presidente ultraconservatore iraniano, Ebrahim Raisi, dice che la morte di Mahsa sarà oggetto di indagine, ha dichiarato pure che le manifestazioni e i disordini in Iran dovrebbero essere affrontati «con durezza». Raisi ha definito i manifestanti «rivoltosi che disturbano l'ordine e la sicurezza nel Paese» parlando al telefono con Mohammadrasul Doustbeigi, membro dei Pasdaran e della milizia che difende i luoghi santi sciiti, che combatte in Iraq e in Siria. Mentre Vahidi, da parte sua ha detto che i manifestanti «seguono gli Stati Uniti e i Paesi europei e i controrivoluzionari con il fine di creare disordine e distruzione nel Paese», aggiungendo che il bando a Internet, a Whatsapp e Instagram continuerà fino alla fine delle proteste.

I video che circolano sui social media mostrano violenti disordini in dozzine di città in tutto il paese, e in alcuni le forze di sicurezza sparano quelli che sembrano essere proiettili veri contro i manifestanti nelle città nord-occidentali di Piranshahr, Mahabad e Urmia. Lo conferma anche Amnesty International che aggiunge che le forze governative hanno sparato e ucciso 19 persone, tra cui almeno quattro bambini. Ma non si possono ancora verificare in modo indipendente i dati. Le forze governative hanno anche lanciato un giro di vite sui media indipendenti e sugli attivisti. L'organismo di controllo dei media con sede negli Stati Uniti, il comitato per la protezione dei giornalisti, afferma che 11 giornalisti sono stati incarcerati da lunedì.

In un tweet il Segretario di Stato Usa Antony Blinken si è impegnato «a garantire che il popolo iraniano non sia tenuto isolato e all'oscuro» ed Elon Musk ha risposto subito dicendo di aver attivato il servizio satellitare Starlink per aiutare gli iraniani ad accedere a Internet. Su Instagram interviene anche il mondo dello spettacolo e della cultura a favore della libertà delle iraniane, come la cantante Patty Smith. «L'equinozio d'autunno, tempo di cambiamento, tempo di azione. In Iran le donne si tagliano i capelli, bruciano i loro hijab, rischiano la vita. Solo la loro sorella Mahsa Amini 22 anni, vibrante, innocente, non vedrà cadere le foglie, non sperimenterà mai un'altra stagione. A 22 anni il suo sangue scorre nei cuori di coloro che chiedono giustizia, il suo viso è il dolce simbolo dell'oppressione delle nostre sorelle iraniane».

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