Gli Usa attaccano un sito missilistico nel sud dell'Iran e scatenano l'ira di Teheran, facendo vacillare i negoziati per l'accordo di pace. "Le forze americane hanno condotto attacchi di autodifesa per proteggere le truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane", afferma il portavoce del Us Central Command Timothy Hawkins: "Fra gli obiettivi figuravano un sito per il lancio di missili e imbarcazioni che tentavano di posizionare mine. Continueremo a difendere le truppe pur se con moderazione durante il cessate il fuoco", precisa. Secondo quanto fa sapere la tv saudita Al Arabiya, nel mirino c'erano imbarcazioni a sud dell'isola di Larak, e i raid hanno causato quattro morti. Per il segretario di Stato Usa Marco Rubio "un accordo con Teheran è ancora possibile, nonostante gli ultimi attacchi americani": "Si sono tenuti alcuni colloqui in Qatar, vedremo se riusciremo a compiere progressi. Penso che le discussioni ruotino attorno alla formulazione precisa del testo iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni - sottolinea - Il presidente ha espresso la sua volontà di raggiungere un'intesa".
I raid, tuttavia, fanno infuriare la Repubblica islamica: "Senza dubbio, non lasceremo impunito alcun atto di aggressione e non esiteremo minimamente a difendere la nostra sovranità", afferma il ministero degli Esteri definendo "terrorista" l'esercito statunitense per aver "commesso una palese violazione del cessate il fuoco nella provincia di Hormozgan nelle ultime 48 ore". Mentre la Guida Suprema Mojtaba Khamenei avverte che "l'instabile regime sionista e il tumore cancerogeno di Israele si avvicinano alle fasi finali della loro vita nefasta", e fa riferimento a un discorso di un decennio fa dell'ayatollah Ali Khamenei nel quale affermava che lo Stato ebraico "non avrebbe visto i prossimi 25 anni". Quindi, la Guida Suprema sottolinea che le basi militari statunitensi in tutto il Medioriente non saranno più sicure nel lungo periodo: "Le lancette del tempo non tornano indietro, le nazioni e le terre della regione non fungeranno più da scudo per le basi americane".
Donald Trump, da parte sua, oggi tiene una rara riunione di governo a Camp David a cui partecipano tutti i membri del Gabinetto: secondo il New York Post, al centro dell'incontro c'è il dossier iraniano (ma anche l'economia). In passato la residenza tra le montagne del Maryland è stata teatro di importanti sviluppi diplomatici guidati dagli Usa, tra cui gli accordi del 1978 tra Israele ed Egitto sotto la presidenza di Jimmy Carter, e il fallito vertice israelo-palestinese del 2000 con Bill Clinton. L'attuale presidente, tuttavia, vi fa visita di rado. Il comandante in capo intanto torna sulla questione dell'uranio arricchito, che "sarà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere portato qui e distrutto oppure, preferibilmente, in collaborazione e coordinamento con l'Iran, distrutto in loco o in un'altra località accettabile, con la Commissione per l'Energia Atomica o un organismo equivalente a fare da testimone di tale processo ed evento". Non è chiaro tuttavia se il tycoon intenda che ciò deve far parte dell'intesa. Mentre Rubio assicura che lo Stretto di Hormuz "deve essere aperto, e verrà aperto, in un modo o nell'altro". "Quello che sta succedendo lì è illegittimo, è illegale, è insostenibile per il mondo, ed è inaccettabile", prosegue a margine della visita in India.
La Cina interviene chiedendo alle "parti interessate" di rispettare il cessate il fuoco e "a risolvere le controversie con mezzi pacifici", invitando a "promuovere il rapido ripristino della pace". Mentre il ministro degli Esteri e vice premier del Pakistan, Mohammad Ishaq Dar, parlando all'Onu avverte che "un altro conflitto prolungato" in Medioriente "non gioverebbe a nessuno, e la strada da percorrere risiede nella diplomazia".
"Abbiamo profuso i nostri sinceri sforzi per facilitare una soluzione che porti a una pace e a una stabilità durature nella regione e mantenga aperte le rotte marittime per tutti - dice - Proseguiamo in questa nobile impresa con risolutezza".