Irregolari, rimpatri a ostacoli. E in 600mila restano in Italia

Quest'anno da Tunisi sbarcati in 8mila. Fino ad agosto stop ai charter causa virus. E fallisce l'ipotesi delle navi

Irregolari, rimpatri a ostacoli. E in 600mila restano in Italia

I tunisini sono la prima nazionalità negli sbarchi. Ben 8.263 dall'inizio dell'anno fino a ieri. Il 41% del totale degli arrivi illegali via mare. Tutti irregolari, che dovrebbero essere rimandati a casa, come l'assassino di don Roberto Malgesini da quasi 30 anni in Italia. Il Viminale grazie all'accordo con il governo di Tunisi, ha ricominciato, appena dal 10 agosto, a rimpatriarne 80 a settimana in comodo volo charter. Prima c'era l'emergenza covid, che ha sospeso le espulsioni compresa quella dell'accoltellatore del prete. Niente navi traghetto, ben più capienti, per non urtare la suscettibilità dello scassato esecutivo oltre il Mediterraneo. Avanti di questo passo ci vorranno 103 settimane, ovvero due anni, per riportare a casa solo il numero equivalente degli irregolari arrivati quest'anno. Il problema è che in Italia abbiamo circa 600mila immigrati che non hanno diritto a rimanere da noi. E tanti sono tunisini che restano lo stesso con più decreti di espulsioni sulle spalle e reati come l'omicida di Como.

Fino al 16 luglio erano stati sospesi i rimpatri dei tunisini a causa dell'emergenza virus. E i voli charter sono un esborso non indifferente. Secondo le stime di Frontex, il costo del rimpatrio di una singola persona va dai 4mila ai 6mila euro. Nel 70 per cento dei casi è necessario ricorrere alla procedura coatta, predisponendo voli charter con le adeguate misure di sicurezza. In pratica ci vogliono due agenti di polizia ogni irregolare. E' capitato che per espellere 29 tunisini sono serviti 74 accompagnatori per un costo complessivo di circa 115 mila euro.

Dal 16 luglio, su richiesta del governo di Tunisi e per le regole anti Covid, i rimpatri erano dimezzati. Ogni settimana partivano 40 irregolari. Ed è andata avanti a singhiozzo fino ai primi di agosto, con un centinaio di tunisini rimpatriati. In tutto dal primo giugno al 3 agosto sono stati rimandati a casa 266 irregolari (116 verso la Tunisia e 103 in Albania). Fra questi non c'era l'assassino di Como, che aveva ottenuto dalla vittima, prima di accoltellarlo, un avvocato per fermare la doppia espulsione.

«Dal 10 agosto dopo l'interruzione per il periodo di lockdown» si è tornati «a rimpatriare su voli charter verso la Tunisia fino ad un massimo di 40 cittadini tunisini a viaggio» si legge sul sito del Viminale. Per poi arrivare «come già previsto dagli accordi con il paese nord africano a voli bisettimanali con partenze il lunedì e il giovedì che consentiranno di allontanare 80 irregolari a settimana».

Per accelerare i rimpatri dei tunisini il governo aveva ipotizzato l'utilizzo di una nave traghetto, come quelle per la quarantena dei migranti al largo della Sicilia. Il governo in crisi di Tunisi, però, ha risposto picche. E siamo all'assurdo, che davanti all'ambasciata italiana si tengono manifestazioni di protesta dei familiari dei clandestini sbarcati da noi per reclamare il rispetto dei diritti umani dei migranti e opporsi alle procedure di espulsione dal nostro Paese.

I tunisini sono la punta dell'iceberg dei 600mila irregolari stimati in Italia su 5.306.548 stranieri nel 2020 secondo l'Istat. Le stime sono incerte, ma si suppone che circa 200mila siano colf, badanti e baby sitter. Altri 200mila lavorerebbero in nero nei campi. La sanatoria caldeggiata dal ministro delle politiche agricole, Teresa Bellanova, è stata un mezzo flop. Al 31 luglio sono arrivate appena 148.594 le domande di regolarizzazione degli immigrati per chiedere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

La maggioranza, 128.179, riguarda i rapporti di lavoro domestico e appena 19.875, ben lontane dalle previsioni, sono relative ad agricoltura e pesca. Anche se andranno tutte in porto rimarranno in Italia 450mila immigrati irregolari.

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