"Isolamento breve? Meglio fare dieci giorni"

L'infettivologa: sarei stata più conservativa. Comunque non è il momento di partire

"Isolamento breve? Meglio fare dieci giorni"

«Non è il momento di partire». È lapidaria Claudia Balotta, l'infettivologa del Dipartimento di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco che all'inizio della pandemia isolò in laboratorio il Covid. Da dietro il microscopio sa esattamente cosa accadrà nelle prossime settimane e che peso dare a quella frase, «non partire», che non è certo solo questione di buon senso.

Però i viaggi all'estero sono consentiti. Quelli in Italia no.

«È ovvio che tutti in questo momento vorremmo prendere un aereo per le Baleari. Ma è ancora presto, dobbiamo cercare di resistere almeno per un mese».

Quindi non pensa sia sufficiente la mini quarantena/deterrente di cinque giorni prevista per chi rientra?

«Diciamo che cinque giorni è il tempo in cui mediamente il virus si manifesta dal contagio ai sintomi. A volte è più rapido, in altri rari casi, più lento. Però io sarei stata più conservativa, mantenendo per lo meno la quarantena di 10 giorni».

Anche quel tipo di quarantena però era stato stabilito per decreto, non certo per evidenze scientifiche.

«Certo, la quarantena vera sarebbe di 21 giorni, le altre sono scelte più pratiche. Tuttavia il ministro Speranza ha in mano i dati del Cts e avrà valutato che anche i cinque giorni di isolamento (non chiamiamola più quarantena) hanno senso. Anche se sembra tutto un grande pasticcio, tutti i paesi stanno seguendo questa linea. Anzi, noi siamo gli ultimi in Europa ad aver accorciato le quarantene».

Quando potremo partire senza paura di ammalarci o di portare in giro il contagio?

«Ci vuole ancora un po'. Il numero dei decessi è ancora alto e quello che abbiamo definito picco, siamo sicuri lo sia davvero dopo una quindicina di giorni. Quindi siamo ancora nel pieno della nostra battaglia. Sarebbe un peccato mollare proprio ora».

Crede che con i viaggi all'estero, seppur sorvegliati, possano circolare ulteriormente le varianti?

«Le vacanze all'estero possono aggravare una situazione già compromessa. Nel prossimo rapporto Iss verranno confermati dati molto pesanti, peggiori rispetto a quello che avevamo previsto. Ad esempio, ci siamo resi conto che la variante inglese ha causato il 90% dei in Piemonte e nelle Marche».

Vuole dire qualcosa a chi sta preparando la valigia?

«Dico solo che non è il momento, non ancora. Non è un atto di responsabilità.

Chiarisco: io non sono una talebana ma mi rendo conto quanto sia importante essere cauti in questa fase. I cittadini non vanno terrorizzati ma resi consapevoli. Se non stiamo tranquilli ancora qualche settimana, avremo problemi anche più avanti. E speriamo non arrivi la varante sudafricana perchè lì sarebbero guai».

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