In isolamento un "paese" di 100mila italiani (e ogni giorno perdiamo 10 milioni di euro)

Crescono le quarantene domiciliari e i ricoverati. Con ricadute economiche

Test positivo, quarantena, attesa per il tampone del via libera prima di tornare alla vita sociale. E giorni di lavoro mancati. A conti fatti, le conseguenze per chi è stato messo in isolamento domiciliare dalle unità Usca o è in autoisolamento preventivo non sono soltanto personali. Al di là dell'aspetto sanitario strettamente legato alla salute, sono un costo sociale.

Si calcola infatti che ogni isolamento pesi per 100 euro al giorno sul Pil nazionale. La stima arriva dal centro studi Ceis che indica in 1.400 euro la riduzione di produzione media per chi risulta positivo al Covid e deve stare fermo per un po', in media un paio di settimane.

Tradotto in cifre: su 23 milioni di lavoratori ad oggi il numero delle persone in isolamento domiciliare ammonta a 86.436 (dato di ieri), quello dei ricoverati in ospedale arriva a quota 5.470. Le terapie intensive sono 539. In totale le persone sottratte alla vita normale perché attualmente positive sono 92.445. Quindi, basandosi sulla stima del centro Ceis, la cifra giornaliera persa per mancata attività arriva a 9 milioni di euro al giorno, al netto dei contagiati che non producono reddito. E con tutta probabilità sfiorerà i 10 milioni nel giro dei prossimi due giorni. Per ognuno si tratta del 20 per cento di incassi in meno.

Il calcolo è una media. Ed è difficile uniformare il discorso a tutte le categorie di lavoratori e a tutti i tipi di professione. Chiaramente i più colpiti sono i lavoratori autonomi e i professionisti, che devono sospendere l'attività per almeno due settimane. Oppure i lavoratori che finiscono in cassa integrazione per le ragioni più svariate, dalla sospensione delle linee di montaggio ai giorni in cui gli uffici sono off limits per permettere la sanificazione degli ambienti.

Alle persone messe in stand by dal virus, bisogna anche sommare le decine di migliaia di lavoratori extracomunitari che devono stare a casa per 15 giorni al momento del rientro in Italia. E il numero di inattivi causa pandemia diventa enorme.

Per capire la portata del danno economico bisognerebbe immaginare una città di medie dimensioni (tipo Lecce o Alessandria) totalmente inattiva e improduttiva, tappata in casa. In una percentuale di casi, ad attutire le conseguenze dei mancati introiti subentra lo smart working e, soprattutto, alcuni lavoratori autonomi che non svolgono mansioni manuali riescono a cavarsela e a ridurre l'impatto del blocco. Per altri non c'è nulla da fare, a meno che non subentrino assicurazioni o coperture speciali. Più protetti i dipendenti, che hanno un contratto e risultano in malattia. Il loro lavoro mancato rappresenta tuttavia un buco per l'azienda.

In base ai dati di Bankitalia, la crisi scatenata da Covid ha allargato la forbice tra le classi, rendendo più evidente il divario sociale ed economico delle famiglie italiane perché un nucleo su cinque con reddito basso ha subito un'ulteriore riduzione delle entrare e ha ridotto notevolmente i consumi. Spesso non riuscendo ad arrivare fino alla fine del mese e chiedendo aiuto ai servizi sociali della propria città.

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