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Tra Israele e Libano un vertice di pace (l'incubo è Hezbollah)

Gli ambasciatori dei due Paesi da Rubio. Il nodo dei miliziani

Tra Israele e Libano un vertice di pace (l'incubo è Hezbollah)
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Mai un incontro fra Israele e Libano è stato condotto, faccia a faccia, a un livello diplomatico così alto, con le bandiere dei due Paesi in guerra l'una accanto all'altra: da ieri a Washington si parlano (e partecipa anche Marco Rubio), l'ambasciatrice libanese Nada Hamadeh e l'ambasciatore israeliano Yechiel Leiter, un'occasione di scambio d'idee, di speranza. I due interlocutori, il governo libanese e quello israeliano vogliono parlare sul serio: persino in un momento così difficile.

Peccato che sullo sfondo appaiono gli Hezbollah, che hanno già dichiarato che non deporranno mai le armi, e invece è proprio questo l'oggetto del dialogo. La questione è decisiva e quasi impossibile da risolvere, ma è anche quella che potrebbe indicare una qualche via d'uscita sulla guerra fra Stati Uniti e Iran. Potrebbe essere una moneta di scambio su Hormuz e disegnare un prolungamento della tregua. Qui, allora, Trump potrebbe puntare all'uranio arricchito, condizione senza la quale non ci sarà uscita dal conflitto.

Lo scontro ieri è stato di nuovo segnato da soldati israeliani morti e feriti, in un teatro di guerra duro e lunedì il bombardamento di Israele sul Libano ha disegnato la mappa della presenza armata degli Hezbollah nel Sud del Libano e nella valle della Beeka. La guerra è stata lanciata per due volte dagli Hezbollah: la prima volta, dopo il 7 ottobre, con 12mila missili a fianco di Hamas. Un attacco fallito, ma che ha portato l'evacuazione del Nord d'Israele, le città fantasma sono abitate da pochi eroi sotto i bombardamenti, mentre l'esercito attacca Bent Jbail, sede degli Hezbollah. Nel novembre del 2024 un trattato col governo libanese prevedeva il disarmo e lo sgombero e degli Hezbollah. Ma non è accaduto e nei giorni scorsi il secondo attacco ha dimostrato che il governo non ce la fa. Adesso gli Usa chiedono di frenare, l'Europa rovescia la colpa su Israele. Beirut da tre giorni sta tranquilla, ma l'esercito seguita a combattere nel Sud del Libano e sugli schermi tv israeliani appariva continuamente la nuova lista dei centri dove correre nei rifugi.

Ogni soluzione perché l'esercito si ritiri richiederà garanzie che si scontrano con la realtà: il governo non controlla tutto il terreno e tutte le forze armate. Il Paese soffre le sue fratture e la storia di dominio esterno, prima siriano e poi iraniano, che l'hanno fatto a pezzi e impoverito. Hezbollah non ha nessuna possibilità di tenersi le armi e il territorio, perché altrimenti continuerà nella sua guerra contro Israele che peraltro ha provato mille volte a neutralizzarlo, a entrare, a uscire, ed è rimasto impantanato. Dal Nord si leva la sofferenza di chi è stato cacciato di casa o passa ogni notte nel rifugio; anche il Libano soffre lo sgombero della popolazione sciita, mentre le altre etnie e religioni non ne possono più degli Hezbollah.

Il governo libanese cerca una via d'uscita che eviti lo scontro interno, Israele non accetterà compromessi sulla sopravvivenza di chi lo bombarda ogni giorno. Il Libano è oggi molto più largo dei suoi confini, è una carta che vale molto nella grande guerra in corso, il proxy più forte dell'Iran, in guerra per difendere la Repubblica Islamica prima di se stesso.

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