Dunque, Israele accetta di discutere un cessate il fuoco col governo libanese che non ha mantenuto l'accordo del 2024 di disarmare e spostare dal confine gli Hezbollah oltre il fiume Litani. È un gesto di concordia dedicato a Trump. Difficile immaginare che il governo del Libano, che voleva cacciare l'ambasciatore iraniano e non c'è riuscito, possa garantire una pace col proxy sciita più bellicoso. È chiaro che è in difficoltà, conta sul mondo che spinge verso la pace e ignora la pertinace volontà degli Hezbollah di combattere per il loro signore e padrone, l'Iran.
La guerra fra Israele e Libano è epica, vuole una soluzione per la vita e per la morte, non chiacchiere: ci sono 600mila cittadini israeliani che non vivono più nelle loro case, ci sono da ieri centinaia di morti di cui la grande maggioranza membri di Hezbollah, ma anche cittadini intrappolati nella guerra e soldati israeliani di vent'anni che perdono la vita. Fino al fiume Litani è un terreno punteggiato di gallerie per contenere armi e provviste per quell'invasione di Israele che gli Hezbollah hanno cercato di attuare il giorno dopo il 7 ottobre 2023. La milizia lanciò un'offensiva che avrebbe dovuto chiudere Israele in un sandwich mortale, solo l'audacia nell'affrontare su due fronti la distruzione jihadista impedì il disastro.
Nel 2024 con un accordo il governo libanese avrebbe dovuto disarmare gli Hezbollah e spostarli dal confine, e niente è accaduto. La gente di Israele è stata bombardata ogni giorno. Lo Stato deve far tornare i cittadini a casa, smobilitare i terroristi. Nel 2003 ebbe luogo a Stoccolma una conferenza dei Fratelli Musulmani: lo sceicco Yussuf El Qradawi asserì che la jihad contro Israele era necessaria. Per gli sciiti la jihad è una libera opzione: qui, fu ritenuta obbligatoria per "liberare il territorio dagli stranieri". Hezbollah già negli anni '80, scelse Khomeini come fonte della dottrina politica, considerarono il governo libanese illegittimo, ricevette soldi e armi dall'Iran e battè Amal, che appoggiava la dominazione siriana. Fra i tre obiettivi di Hezbollah c'è "liberare Gerusalemme", la scelta della guerra si incrocia col controllo politico del Libano. Mentre costruiva una rete mondiale di traffico di droga e traffici vari, Hezbollah disegna una mappa e un calendario mondiale del terrore, l'attacco dell'83 con 300 morti alle caserme dei marines a Beirut, gli attentati di Buenos Aires nel '91 e nel '93, 29 e 85 morti al centro ebraico Amia, rapimenti come sistema di guerra, interventi sanguinari a fianco di Assad in Siria, scatenamento della guerra nel 2006 con rapimenti e assassini, e sempre l'incessante pioggia di missili su Israele. La conquista del terreno nazionale si è avvalsa di grandi organizzazioni caritative finanziate dall'Iran, e di omicidi: il più importante, per il quale c'è stata una sola condanna, quello del presidente Rafik Hariri con altre 21 persone nel 2005. Poi l'occupazione militare di Beirut nel 2008, e la storia prosegue nel dominio e il terrore fino a oggi.
Il Libano non ne può più. La leadership di Nasrallah superava qualsiasi altra nel mondo jihadista in influenza e pericolosità.
Israele è riuscito a tenere separata finora la questione dalla tregua con l'Iran dal Libano, ma è chiaro che specie per influenza pakistana le poche possibilità di riuscita dei colloqui con l'Iran risiedono in una qualche rinuncia israeliana. Ma Israele ha dei doveri verso i suoi cittadini. Ancora, sullo Stato Ebraico cade di nuovo la grande questione che pochi vogliono vedere, quella della sopravvivenza.