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Isterismi e retromarce, bestiario del 25 Aprile occupato dai comunisti

Dalle vignette contestate alle minacce al Pd. Oggi le sfilate in piazza: tensione a Milano

Isterismi e retromarce, bestiario del 25 Aprile occupato dai comunisti

Ci mancavano solo i Carc, a «scarcassare» del tutto la vigilia del 25 Aprile. I fantomatici Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, con un appello ufficiale, chiedono ai compagni di dar vita a una «presenza partigiana organizzata che estrometta il Pd dalle piazze». Farneticano di «guerrafondai, sionisti e produttori e trafficanti di armi». E non sono i soli: a Catania un fronte di parolai chiede «una prova di coraggio»: «Dichiarare non graditi al corteo del 25 aprile i simboli del Pd».

Ci mancavano solo loro, a ingarbugliare un giorno che dovrebbe essere sacro, soprattutto a sinistra, e invece proprio a sinistra produce contorsioni che sarebbero tragicomiche, se non ci fosse una guerra drammatica nel cuore dell'Europa.

Al 25 Aprile si arriva con un campionario di isterismi e polemiche, al culmine delle quali è stato messo sotto accusa anche il manifesto della marcia Perugia-Assisi, raffigurante un minaccioso tiro incrociato di pallottole, bianche e nere, e un pilatesco: «Fermatevi! La guerra è una follia». Con la stessa logica, l'ottusa equidistanza fra vittime e carnefici, il disegnatore della sinistra arcobaleno e del «Fatto», Vauro, ha prodotto una vignetta inqualificabile (Pagine ebraiche l'ha definita «squallida») che metteva sullo stesso piano il dittatore russo e il presidente ucraino disegnato con tratti da anni Trenta. Intanto, il collega Staino ha risposto con un uomo con gli occhi coperti da un drappo arcobaleno, che esclamava: «Ma quali bandiere ucraine! A noi dell'Anpi basta quella della pace».

Ma l'Anpi ormai si è rifatta il profilo. E col presidente Gianfranco Pagliarulo ha concluso due giorni fa una spericolata retromarcia lunga quasi un mese: dalla incredibile richiesta di una commissione d'inchiesta sui massacri di Bucha è approdato alla «legittima resistenza ucraina». Si è tenuto, Pagliarulo, giusto un margine di pacifismo assoluto nel giorno in cui si celebra la Guerra di liberazione, anche se la parola «pace» nello statuto Anpi non viene quasi mai citata.

È la stessa Anpi che a Roma ha mostrato un qualche trasporto per l'Intifada, mentre a Milano al contrario ha sempre difeso la Brigata ebraica, da oltre dieci anni accolta a insulti e sputi, in quella strettoia-gogna di piazza San Babila in cui si sono dati convegno estremisti e violenti della peggiore specie, e dove sono comparse anche le bandiere di Hezbollah, organizzazione paramilitare islamista del Libano. Ma negli anni passati sono stati contestati - da sinistra - perfino i reduci dei campi di sterminio. È tutto dire.

Comunque, il corteo a Milano partirà da corso Venezia alle 14. Il Pd ci sarà e terrà ben alte idealmente le bandiere dell'Ue e dell'Ucraina. Quelle della Nato no, anche perché l'Anpi le ha «vietate». Alla fine le porterà l'associazione radicale «Cazzavillan». Amerikani col «k».

Dall'altra parte, torna ad alzare la cresta tutta una pletora di sigle e siglette, repliche di una sinistra gruppettara del tempo che fu. Al confronto, i vertici di Rifondazione appaiono campioni di moderazione. E quindi ecco partiti marxisti leninisti, blocchi popolari e frontisti vari. Il Partito comunista di Milano fa sapere che «partirà da una piazza che deve rimanere un monito per fascisti e padroni: Piazzale Loreto». Cobas e sindacati massimalisti scioperano al grido di «Guerra a pandemia, stessa strategia», gli stalinisti vedono in Putin una provvidenziale riedizione dell'Urss, e i pacifisti non vogliono sentir parlare di guerra ma giurano: «Il nemico esiste ed è in casa nostra».

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