Italia e Bruxelles, guerra dei vaccini: bloccato l'export di AstraZeneca

Lo stop concordato tra Draghi e von der Leyen, la Farnesina ferma 250mila dosi prodotte nello stabilimento di Anagni e destinate all'Australia: "Paese non vulnerabile e l'Europa ha poche fiale"

Italia e Bruxelles, guerra dei vaccini: bloccato l'export di AstraZeneca

Garantire i vaccini per tutta la popolazione Ue: «whatever it takes». E se occorre sequestrare le dosi destinate all'export si procede. Ovviamente in accordo e con il sostegno di Bruxelles. Ieri la Farnesina ha bloccato 250.700 dosi di vaccino Astrazeneca, pronte a partire per l'Australia dalla sede di Anagni, in provincia di Frosinone. Dunque l'Italia è il primo paese europeo non autorizzare un'esportazione della profilassi anti Covid fuori dal territorio Ue. Il premier Mario Draghi nella riunione del Consiglio europeo del 26 febbraio scorso, aveva insistito sulla necessità di imporre alle big pharma produttrici di vaccini il rispetto degli accordi presi con la Commissione, anche imponendo vincoli più rigidi sull'esportazione delle fiale prodotte in territorio Ue. Circa una settimana fa le nostre autorità hanno notificato a Bruxelles il proposito di fermare l' export di una sostanziosa partita di vaccini destinati all'Australia. Una strada praticabile perché il primo febbraio scorso è entrato in vigore un nuovo regolamento che condiziona l'esportazione di prodotti che interessano la salute pubblica «alla presentazione di un' autorizzazione di esportazione». La proposta di non dare il via libera alla partenza delle dosi è stata girata alla Commissione europea alla quale spetta la scelta finale. Le ragioni avanzate dal governo italiano sono state condivise dalla Ue alla luce degli impegni che le aziende avevano assunto negli accordi di pre acquisto e dunque ha dato l'ok allo stop. Un atto senza precedenti visto che con il meccanismo in vigore dal primo febbraio la Ue ha autorizzato 174 esportazioni di fiale fuori dal territorio europeo.

La Ue dunque dopo diversi tentennamenti e un diluvio di pesanti critiche sull'operato in particolare del presidente, Ursula von der Leyen, per una gestione fallimentare del piano di acquisti ha scelto la linea dura. Una scelta sulla quale ha sicuramente pesato l'arrivo di Draghi che ha immediatamente sollecitato un cambio di passo nell'acquisto e nella distribuzione dei vaccini nella convinzione che si debba sì procedere nel solco europeo ma non subirne passivamente le decisioni.

Nel caso specifico è la Farnesina a spiegare in una nota le ragioni alla base dello stop. Quelle dosi erano destinate all'Australia un paese considerato «non vulnerabile» ai sensi del Regolamento varato da Bruxelles mentre nella Ue e in Italia persiste la carenza di dosi e Astrazeneca non ha recuperato il ritardo rispetto alle consegne per le quali si era impegnata nei contratti stipulati con la Ue. Infine anche l'elevato numero delle dosi destinato all'estero, oltre 250mila, ha indotto la Commissione a sostenere la proposta italiana.

Ragioni efficacemente sintetizzate nel commento di Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici dell'Università Cattolica: «L'Italia, con oltre 20mila casi e 300 morti al giorno, dovrebbe accettare i ritardi, mentre AstraZeneca spedisce 250mila vaccini in Australia, che ha 10 casi al giorno da due mesi? Hanno fatto bene Italia ed Europa a bloccarli».

L'Europa dunque cambia passo ma ora si teme anche il rischio di possibili ritorsioni e tensioni internazionali. Quella della corsa ai vaccini è oramai una vera e propria guerra visto che il raggiungimento dell'immunità di gregge è la condizione per ripartire. Bloccare l'export dei vaccini è anche un modo per non favorire altri paesi mentre in Europa l'obiettivo di vaccinare il 70 per cento della popolazione adulta entro l'estate appare sempre più irraggiungibile.

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