In Italia polizze soltanto per danni limitati: "Ma proteggere il Colosseo è incalcolabile"

Le cattedrali in parte coperte dalla Chiesa. E il resto? "Affidato alle preghiere"

Notre-Dame non era assicurata, né la Francia aveva l'obbligo di farlo. È questa l'ultima novità sull'incendio che ha devastato parte della cattedrale parigina. Che, in base alla legge francese del 1905 sulla separazione tra Stato e Chiesa, da quell'anno è diventata di proprietà pubblica, con l'utilizzo assegnato alla Curia. Niente obbligo, dunque, di tutelare con polizze esterne il patrimonio.

C'è poco da scandalizzarsi: anche in Italia i beni culturali gestiti dallo Stato non vengono assicurati. La differenza è che le principali cattedrali del nostro Paese - dal Duomo di Milano a San Marco a Venezia - fanno capo a enti ecclesiastici o fondazioni a essi collegate - come la Veneranda Fabbrica del Duomo nel caso lombardo - che tendenzialmente stipulano polizze per mettere le strutture al riparo da danni di vario genere. Ma l'universo dei beni culturali è vasto e intricato: oltre a quelli gestiti dalla Chiesa e dallo Stato (attraverso il ministero dei Beni culturali), ci sono anche quelli in capo agli enti locali, cioè Comuni e Regioni. In base al soggetto coinvolto cambia anche il tipo di gestione finanziaria.

«L'attenzione maggiore si registra nel mondo dei beni ecclesiastici, perché c'è la consapevolezza che nel caso in cui succeda qualcosa al patrimonio non si avranno mai i fondi sufficienti per coprire le spese», spiega Italo Carli, direttore generale di Axa Art, divisione del gruppo assicurativo Axa che da più di cinquant'anni opera a livello internazionale nel settore della tutela delle opere d'arte. Luoghi di culto e beni che fanno capo alla Chiesa, spiega l'esperto, sono tendenzialmente assicurati presso compagnie private. Di solito se ne assicura il costo di ricostruzione, cercando di trovare un equilibrio tra danno probabile e spesa sostenibile. Fare paragoni con il caso di Notre-Dame, però, sarebbe impossibile e scorretto: eventi come l'incendio di lunedì sera sono eccezionali, e i danni arrecati alla struttura oltrepasserebbero qualunque massimale di rimborso.

«In Italia - continua Carli - anche i beni gestiti da Comuni e Regioni sono normalmente assicurati, spesso all'interno di polizze generiche in cui vengono inserite tutte le proprietà dell'ente, anche se con limitazioni di vario tipo». È il caso, ad esempio, del Museo del Novecento, sempre a Milano. Il problema sta invece in tutti quei monumenti, musei, gallerie d'arte e opere di cui è proprietario lo Stato. Un esempio su tutti, il Colosseo di Roma. Ma anche gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese, sempre nella capitale, o la Pinacoteca di Brera a Milano. «Questo patrimonio è autoassicurato dalla collettività - scherza Carli - nel senso che se subisce danni è lo Stato che deve ripagarli di tasca propria». Per quanto riguarda musei e gallerie d'arte, la prassi è quella di stipulare le cosiddette polizze «chiodo a chiodo» solo quando le opere vanno in trasferta. Ma se quella stessa tela o statua dovesse subire un danno quando è «in casa», la spesa non sarebbe coperta da capitali esterni.

Non si tratta (solo) di una questione di scarsa disponibilità finanziaria: secondo il manager è anche un problema culturale. «In Italia - dice - anziché assicurare questi beni si preferisce accendere un cero in chiesa». Un approccio miope che non si applica solo ai monumenti. «Lo Stato non assicura nemmeno le case dei cittadini contro i terremoti, al contrario di altri Paesi che lo fanno attraverso consorzi a garanzia mista pubblico-privata - continua Carli - E così oggi in Italia stiamo pagando ancora i costi del sisma del Belice del 1968».