Italiani bloccati all'estero. Voli speciali per farli rientrare

Sono già 8mila i connazionali tornati da 14 Paesi: prevista la quarantena. Aerei da Madrid e da Londra

Sono turisti, studenti Erasmus, personale delle istituzioni europee di stanza a Bruxelles o Strasburgo. Sono gli italiani che l'epidemia di coronavirus - con tutto ciò che si è portata dietro: chiusura delle frontiere, limitazioni agli spostamenti - ha colto di sorpresa all'estero, nel mezzo di una vacanza, di un periodo di studio o di lavoro in un Paese straniero. E che ora si trovano a gestire le difficoltà del rientro o ancora il dilemma se restare oppure ritornare in Italia, secondo Paese al mondo per numero di contagi dopo la Cina nonché attualmente in semi serrata. Dubbi aggravati dalle dichiarazioni di ieri del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: nel pacchetto di misure aggiuntive allo studio insieme ai dicasteri di Salute e Trasporti «bisogna prevedere di mettere in quarantena anche gli italiani che rientrano dall'estero». Sono 8mila, secondo le cifre della Farnesina, i connazionali rimpatriati dall'inizio dell'emergenza da 14 Paesi.

Tra i turisti, una delle situazioni più critiche è quella di chi si trova in Spagna, che ha sospeso i voli diretti con l'Italia e che, nel giro di pochi giorni, si è trovata con oltre 11mila contagi (a ieri), inferiori in Europa solo a quelli dell'Italia. Oltre ai 46 turisti italiani bloccati a Fuerteventura e riportati a casa lunedì sera a bordo del pullman organizzato dall'eurodeputata leghista Susanna Ceccardi, la compagnia aerea tricolore Neos Air, in coordinamento con l'Unità di crisi della Farnesina e con l'ambasciata italiana a Madrid, ha disposto alcuni voli speciali per permettere in totale a 1.300 connazionali di rientrare dalle Canarie negli ultimi tre giorni. I collegamenti sono necessari - la Farnesina ha detto di ricevere una media quotidiana di 1.500 mail - e lo saranno anche nei prossimi giorni: basta pensare alle Baleari, che ieri hanno invitato i 25mila turisti presenti sulle isole ad abbandonare al più presto l'arcipelago.

Nel Regno Unito l'incertezza generata dalla Brexit si è andata a sommare nelle ultime ore a quella dell'epidemia di Covid-19 e delle politiche soft adottate dal governo di Boris Johnson. L'ambasciata italiana a Londra aggiorna costantemente i connazionali via Facebook e Twitter, facendo sapere che chi volesse tornare in Italia può farlo con i voli Alitalia garantiti tra Londra e Roma, oppure facendo scalo in altri Paesi o ancora viaggiando via terra attraverso la Francia. Eppure, tra i commenti a post e tweet, non sono pochi gli utenti che se la prendono con l'ambasciata, raccomandando invece agli espatriati, ai viaggiatori o agli studenti fuorisede di rimanere dove si trovano, per non diffondere ulteriormente il contagio. Da Bruxelles l'assistente di un'eurodeputata italiana all'Europarlamento, 25 anni, fa sapere che non lascerà la città per lo stesso motivo, e perché il coronavirus ha portato parecchio lavoro aggiuntivo. «Tutti noi italiani qui siamo preoccupati per famiglia e amici in Italia - racconta - Per fortuna facciamo comunità e ci sentiamo spesso». Lo stesso monito a restare dove ci trova l'ha lanciato l'Erasmus Student Network (Esn), la più grande associazione di studenti al mondo. «Se il tuo scambio è già cominciato, ti raccomandiamo di rimanere nel tuo Paese di destinazione», si legge in una nota dell'Esn, che pure dice di capire «quanto possa essere difficile trovarsi in un Paese straniero nel mezzo di un'emergenza come questa». In realtà da Malta, per esempio, diversi studenti italiani - insieme a decine di lavoratori non residenti sull'isola - hanno già fatto rientro nei giorni scorsi e lo faranno con un altro volo oggi. Fa da contraltare la decisione di un gruppo di studenti spagnoli in Erasmus a Cagliari: complice l'aggravarsi della situazione in Spagna e la possibilità di fare lezione online, hanno deciso che rimarranno in Sardegna. Almeno fino all'estate.

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