«Gli italiani saranno immigrati Il lavoro? Per i più qualificati»

L'ambasciatore d'Italia nel Regno Unito: «C'è tristezza tra i nostri connazionali. Ma lavoriamo per tutelarli»

Gaia Cesare

La Brexit è realtà. Si chiude un'epoca. Che aria si respira fra i nostri connazionali a Londra? Ne abbiamo parlato con Raffaele Trombetta, ambasciatore d'Italia nel Regno Unito.

«Il sentimento è di tristezza, si chiude una storia lunga 47 anni. Ma lo spirito con cui il governo britannico sta affrontando questo passaggio è quello giusto. Niente trionfalismi e un messaggio chiaro: Londra esce dalla Ue, non dall'Europa».

Ci sono timori fra gli italiani?

«Sono consapevoli che si apre una nuova fase. Abbiamo avuto incontri con il governo britannico, qualche giorno fa all'ambasciata, con 250 rappresentanti italiani, molte associazioni, per rassicurare la nostra comunità. Si lavorerà perché i diritti dei nostri concittadini siano tutelati e si continui a collaborare in un rapporto di reciproca fiducia».

Eppure una parte dell'ostilità britannica è stata proprio contro gli italiani, gli europei del sud e dell'est. «Sono troppi», «tolgono il lavoro agli inglesi», si è detto.

«Non possiamo negare che il punto cruciale dell'addio è stato lo stop alla libera circolazione delle persone. Ma i britannici sono perfettamente consapevoli del contributo dei nostri connazionali alla loro crescita economica, nel settore finanziario e in quello accademico. Ovunque io sia andato, dal Galles, alla Scozia, ho ricevuto attestati di stima per i nostri ricercatori e i nostri studenti».

Tre anni e mezzo di negoziati, un grande caos politico. Crede che i governi inglesi avrebbero potuto gestire meglio la Brexit?

«La trattativa è stata difficile, complicata, sul piano interno, dalle divisioni nel Partito Conservatore. La chiara vittoria elettorale di Johnson ha sbloccato una situazione che anche i contrari alla Brexit volevano superare: era necessario andare avanti. Da oggi si scrive una nuova pagina».

Come pensa si sia comportata la Ue?

«Ha dimostrato compattezza, è stata la sua forza. Consapevole che continuerà, su nuove basi, la collaborazione con il Regno Unito, partner cruciale in tema di difesa, sicurezza e politica estera».

In molti non si rassegnano all'addio. Perché?

«Perché il Regno Unito rimane un Paese attrattivo da tutti i punti di vista».

Cosa succederà a chi vuole lavorare a Londra?

«Il governo Johnson annuncerà nel prossimo futuro il piano immigrazione. Alcune dichiarazioni lasciano pensare che si voglia orientare verso l'ammissione di lavoratori iper qualificati. È evidente che dal 2021, con lo stop alla libera circolazione, si entrerà in un sistema di immigrazione».

Come state aiutando gli italiani nel Regno Unito, stimati in circa 700mila?

«Sappiamo con certezza che 290mila hanno già inoltrato le pratiche per il settled status e presettled status, che garantiscono di poter continuare a risiedere nel Paese sia a chi è qui da meno di 5 anni che a chi è qui da più tempo. Il nostro impegno per i prossimi mesi è fare in modo che tutti si registrino».

Londra è da sempre meta ambita. Consiglierebbe ancora di partire per studio o lavoro?

«Londra rimane una città aperta, straordinaria, estremamente stimolante dal punto di vista culturale, una calamita per il suo dinamismo, come lo è stata già dopo la Guerra mondiale per i nostri connazionali che volevano realizzare un progetto. Non è un caso che gli italiani siano dappertutto».

Pensa che la Brexit spingerà qualche nostro connazionale a lasciare il Regno Unito?

«Non abbiano dati in merito, ma è evidente che la decisione, presa da alcune aziende e banche, di spostare una serie di servizi in altre capitali, abbia già spinto un certo numero di europei a lasciare».

E per i cittadini britannici in Europa? La Ue sta facendo qualcosa?

«I singoli Paesi europei hanno già adottato o stanno adottando misure interne per disciplinare il rispetto dei diritti dei cittadini britannici. Il tipo di regime che si avrà per chi vorrà andare nei Paesi europei dopo il 31 dicembre farà parte delle prossime trattative».

Un do ut des?

«Ogni negoziato comporta concessioni e richieste. È chiaro che nella trattativa a tutto tondo entrerà anche questo aspetto».

Pensa che prima o poi la Brexit sarà rivista?

«Credo che il Regno Unito abbia imboccato un sentiero e ora lavorerà al meglio per realizzare il nuovo progetto».