Italiano ostaggio in Siria «Io prigioniero da 7 mesi salvatemi dall'esecuzione»

Il bresciano Sergio Zanotti era scomparso dopo un viaggio in Turchia. Ora l'appello in un video

Luigi Guelpa

Sergio Zanotti, il 56enne italiano scomparso in Siria, sarebbe stato sequestrato da una cellula dell'Isis negli ultimi giorni dell'aprile scorso ad Azaz, cittadina a due passi dal confine turco. L'indiscrezione arriva da ambienti vicini ai servizi di Istanbul, che confermano di collaborare da tempo con la Farnesina per arrivare alla liberazione dell'ostaggio, anche se a oggi non è pervenuta alcuna richiesta di riscatto. Persino la Procura di Roma aveva aperto da alcuni mesi un fascicolo, ma le notizie delle indagini probabilmente non sarebbero mai emerse senza la diffusione del video choc da parte dell'agenzia di stampa russa News Front.

Il filmato sembra lasciare poco spazio a dubbi e sfumature. L'uomo viene mostrato in ginocchio, mentre tiene in mano un foglio con una data, quella del 15 novembre, giorno della probabile registrazione. Il video, della durata di 16 secondi, è stato girato in un campo con degli alberi di ulivo sullo sfondo. In primo piano si vede Zanotti vestito con una «dishdasha», la classica tunica araba di color bianco. È in ginocchio, e dietro di lui appare un presunto terrorista armato di mitra con il volto coperto. «Mi chiamo Sergio Zanotti - dice l'uomo parlando in italiano con accento bresciano - e da sette mesi sono prigioniero qui in Siria. Prego il governo italiano di intervenire nei miei confronti prima di una mia eventuale esecuzione». In una foto, postata sempre da News Front, l'ostaggio è in piedi, scalzo, e tiene in mano lo stesso cartello. Poco sotto viene mostrata la copia del passaporto, intestato a Sergio Zanotti, nato nel 1960 a Marone, provincia di Brescia.

Queste le poche certezze di una vicenda intricata e che potrebbe portare anche a qualche clamoroso colpo di scena. Tant'è che in un tweet il presidente di Copasir (il Comitato Parlamentare per la Sicurezza) Giacomo Stucchi precisa: «Che esista un video è certo, che Zanotti non sia in Italia lo è altrettanto. Prima di capire la reale situazione si possono fare solo ipotesi».

Zanotti era partito dall'Italia alla volta della Turchia, a poca distanza dal confine con la Siria, per motivi di lavoro legati alla sua attività in campo edilizio, un'attività purtroppo costellata da debiti, fallimenti e persino dalla detenzione per evasione fiscale. Voleva riabilitarsi professionalmente mettendosi in società con degli imprenditori di Gaziantep sostengono alcuni amici di Marone, località di 3mila anime sul lago d'Iseo. I familiari, l'ex moglie e le due figlie, avevano perso le tracce ad aprile, dopo una telefonata nella quale Zanotti annunciava il suo ritorno in Italia entro pochi giorni. Anche le modalità dell'acquisizione del video da parte dei media russi appaiono quantomeno strane. Konstantin Knyrik, direttore di News Front, rivela di essere stato contattato da una persona, presentatasi come jihadista, attraverso Facebook. Il terrorista avrebbe utilizzato il falso profilo di Ahmed Medhi e spedito foto e video con l'applicazione Messenger. Il profilo, aperto il 21 novembre, recita che Medhi ha studiato a Milano e che vive a Napoli. «Ha scelto il nostro portale di informazione perché dice che viene letto da chi conta - spiega Knyrik - mi ha detto che si trattava di un italiano rapito in Siria e ha promesso informazioni su altri ostaggi». News Front ha ricevuto e pubblicato l'appello di Zanotti già il 22 novembre. «Dopo aver fatto diversi controlli per verificare l'autenticità del materiale, abbiamo deciso di metterlo online per cercare di salvargli la vita». Knyrik sostiene di aver inviato il video la settimana scorsa a tutti i giornalisti italiani che conosce, «mi sorprende che la notizia sia uscita solo oggi».

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