Dopo Caracas bombardata, a Teheran, a Mosca, a Pechino, gli occhi ormai sono rivolti verso l'alto, con preoccupazione. Quasi tutto è possibile mentre Maduro naviga verso New York: è la geografia intercontinentale dello scontro fra l'Occidente e i suoi nemici. Fra Teheran e Caracas si scorge la maggiore tessitura, quella del jihadismo legato al narcotraffico. Si tratta di enormi introiti e postazioni strategiche per la guerra contro le democrazie.
L'attacco di Trump è avvenuto nel sesto anniversario dell'eliminazione di Qasem Suleimani, e non a caso: era il grande generale che aveva in mano la strategia transoceanica della Shia iraniana e degli Hezbollah. Piace immaginare che Trump prenda le sue decisioni come per un ghiribizzo onnipotente, ma lo storico americano David Wurmser spiega che in realtà egli avvia qui una nuova "dottrina Monroe" che restauri la capacità americana di difendersi. Al tempo della Seconda guerra mondiale, oltre che con l'esteso asse nazi-fascista, la tenaglia si stringeva col Giappone proteso al Sud del continente americano. Gli Usa scelsero l'attacco, un nuovo concetto di difesa generale. Oggi i poli sono nel Venezuela di Maduro, e nell'Iran di Khamenei, che in queste ore forse teme la sorte di Maduro. Trump ha detto: se sparate sui manifestanti, noi interverremo. Una dichiarazione senza precedenti, che acquista ora significato. Già nel 2005 una visita in Venezuela dell'allora presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad su invito di Hugo Chavez stabiliva il rapporto tra narcotraffico e politica jihadista di cui il Venezuela divenne capitale. Da allora la diaspora sciita ne fece un punto di riferimento internazionale, mentre le grandi aree di terreno venivano gestiti dagli hezbollah. Nel giugno del 2022, l'anno in Iran della rivoluzione "Donna vita libertà", stroncata nel sangue delle donne, il Venezuela firmò un accordo di cooperazione con l'Iran: c'era di tutto, scienza, tecnologia, agricoltura... il Venezuela disegnò un'area di un milione di ettari per l'Iran, ufficialmente per coltivazioni di alimenti base: questa parte fu tenuta segreta, e poi rivelata da fonti iraniane. Si tratta di terreni che potevano avere un chiaro uso strategico, sulla porta del nemico.
Hezbollah, la costola di Khamenei, ha arato tutta l'America Latina con traffici di droga, attentati antisemiti, centri di allenamento paramilitare, per esempio sull'Isola Margarita organizzata da gruppi venezuelani-libanesi. Niente è più intrinseco alla strategia iraniana degli Hezbollah, nella droga, il riciclaggio di denaro sporco, le reti di informazione: tutto questo era piazzato sul continente americano e Maduro garantiva la collaborazione con le forze di sicurezza, i trasporti di personale, il traffico di armi e tecnologia a doppio uso.
Adesso, Maduro sarà processato; gli Hezbollah, decimati, dovrebbero consegnare le armi all'esercito libanese, e se per ora non lo fanno sperando di riprendere la guerra contro Israele a fianco di Hamas, sono impoveriti e intrappolati. Il popolo iraniano combatte contro il regime mentre aumentano le minacce di Khamenei e l'Irgc attacca: fino a ieri mattina si parlava di 40 morti fra la gente, ma ormai le città in fiamme sono più di venti. Se tutto è iniziato nel bazar ormai anche gli studenti, le donne, i lavoratori sono parte dei cortei che affrontano le guardie armate. L'Iran non ne può più della fame e della sete che gli vengono inflitte mentre si investe tutto nella guerra islamica e nei missili balistici invece che nel futuro della gente. La guerra dei dodici giorni, l'umiliazione inaccettabile per i Persiani, fieri della loro antica origine autonoma e non araba né islamica, creano disprezzo per la leadership incapace, debole.
Il popolo iraniano per questo invoca Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo Shah e grida "morte a Khamenei".
Se il regime iraniano, dopo quello venezuelano, cadrà, il pianeta intero si troverà in una fase tutta da scrivere: la Cina si è detta scandalizzata e attonita, da che pulpito, Putin e l'Iran spingono per le solite condanne Onu che non mancheranno ma se il Venezuela cessa dalla sua attività criminale, se l'Iran finalmente vedrà la caduta di un regime il cui unico scopo è la guerra per l'avvento del Mahdi che uccida per primi tutti gli ebrei, il risultato sarà simile alla caduta del Muro di Berlino, come ha detto il giornalista Mark Levin: una vittoria contro il totalitarismo, più grande del Premio Nobel.