Il Jobs Act riapre vecchie ferite dentro il Pd

Da Cuperlo e Fassina parole dure contro il premier. Delrio e Boschi a lavoro per la nascita di correnti filorenziane

Il Jobs Act riapre vecchie ferite dentro il Pd

A un anno dal suo insediamento il governo Renzi vara la riforma del lavoro. Inevitabile lo scoppio dell’ennesima frattura con la sinistra del Pd. Da Gianni Cuperlo, nel corso dell’assemblea della sua corrente, sinistra dem, sono arrivate le critiche più dure: “Quella di ieri non è stata una giornata storica, se si guardano le cose con gli occhi dei lavoratori che sentono di aver perso qualcosa della loro storia e dignità".

“I decreti attuativi sul Jobs Act – ha spiegato Cuperlo - vedono da parte nostra un giudizio critico, anche perché il governo non ha ritenuto nemmeno di recepire quelle che erano delle raccomandazioni contenute nei pareri delle commissioni parlamentari". Il riferimento è alla norma sui licenziamenti collettivi che, come spiegato al Corriere della Sera da Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, rischia di aprire “un contenzioso davanti alla magistratura” perché “nel caso di licenziamenti collettivi illegittimi, il giudice dovrebbe ordinare il reintegro nel posto di lavoro di coloro che sono stati assunti prima della riforma mentre per quelli presi col contratto a tutele crescenti basterebbe l'indennizzo economico".

Meno tecnico e molto più sprezzante è il commento di Stefano Fassina che ieri a caldo aveva detto: "Oggi giorno atteso da anni... dalla Troika. Contratti precari restano e licenziamento senza limiti. Ora anche Sacconi nel Pd", e poi aveva rincarato la dose: “"E' stato ignorato il parere unanime delle commissioni su un provvedimento come quello del lavoro. E' stato uno schiaffo al gruppo parlamentare del Pd". Per gli esponenti della minoranza, si legge in una nota, "non tenendo in alcun conto il parere delle commissioni Lavoro sul decreto attuativo del Jobs Act sul al contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti e ai licenziamenti collettivi, il governo ha nei fatti preso in giro il Parlamento, umiliando deputati e senatori che in queste settimane si sono impegnati per migliorare il testo dell'esecutivo e per renderlo coerente con gli indirizzi della originaria legge delega: un atteggiamento ingiustificato e ingiustificabile".

Un clima incandescente che riapre vecchie ferite e che si inserisce nei giorni in cui a Largo del Nazareno spiccano le grandi manovre per la formazione di nuove correnti, come quella dei catto-renziani di Graziano Delrio e di Lorenzo Guerini. Da quanto si apprende da Repubblica anche Luca Lotti e il ministro Maria Elena Boschi, insieme a Ernesto Carbone, sarebbero a lavoro per creare una componente di “renziani ortodossi” dentro il Pd per rafforzare il sostegno al premier Renzi. Una situazione complicata quello dentro il Pd per il governo che, senza più il Patto del Nazareno, sarà in difficoltà per l’approvazione delle riforme istituzionali e per il ritorno di Silvio Berlusconi in campo a partire dall’8 marzo. E con le Regionali alle porte...

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