Johnson e il racconto-sfogo sul suo ricovero. "Se fossi morto, c'era un piano alla Stalin"

Il primo ministro: "Momenti durissimi". In settimana dettagli sulla Fase 2

Johnson e il racconto-sfogo sul suo ricovero. "Se fossi morto, c'era un piano alla Stalin"

Era già tutto pronto per lo scenario peggiore. Mentre il numero dei decessi per Covid19 nel Regno Unito raggiunge quota 28.446, Boris Johnson racconta per la prima volta la sua tragica esperienza in ospedale e ammette che erano già stati studiati dei piani d'emergenza nel caso lui non fosse sopravvissuto. Nell'intervista in esclusiva concessa ieri al Sun spiega nei dettagli come andarono le cose in quella terribile settimana che ebbe inizio nella sera del 5 aprile, quando venne trasportato d'urgenza in ospedale e trascorse tre giorni nel reparto di cura intensiva del St. Thomas Hospital a Westminster. «Continuavo a chiedermi: ce la farò? Mi era difficile credere che in così pochi giorni la mia salute potesse essere peggiorata fino a quel punto e che adesso mi trovassi attaccato ad un monitor in cura intensiva, dove i medici mi stavano somministrando litri e litri di ossigeno per tenermi in vita» ha detto al tabloid domenicale. «Non nego che è stato un momento durissimo. I medici avevano già ricevuto indicazioni precise su che cosa fare nel caso la situazione si fosse messa veramente male», e tutto era pronto «per uno scenario tipo morte di Stalin», annunciata il giorno dopo.

BoJo l'arrogante nell'aprirsi al pubblico perde ogni baldanza e descrive il proprio senso di impotenza nel vedere «quei maledetti indicatori che continuavano ad andare dalla parte sbagliata» fino a quando arrivò «il brutto momento» in cui i medici furono costretti a decidere se attaccarlo a un respiratore o no. Sappiamo che non lo fecero e forse fu questa decisione a salvargli la vita. Lui ne è convinto tanto che il terzo nome del suo ultimo figlio è quello dei due dottori che l'hanno curato, Nicholas Hart e Nicholas Price. È una confessione a cuore aperto la sua, decisa sicuramente per convincere la gente a non abbassare la guardia ora che il Paese «ha passato il picco», ma anche per iniziare con un clamoroso vantaggio la campagna elettorale in vista delle prossime politiche. In sua assenza il governo si è trovato spesso sotto attacco per il modo in cui ha gestito l'emergenza e ha perso una percentuale di consensi. Adesso Boris non ha intenzione di offrire all'opposizione l'occasione per attaccarlo. Per cui, forte della sua esperienza, loda il servizio sanitario e i suoi eroi («si sono occupati di me in modo fantastico») e conferma di essere «guidato dal desiderio di por fine alla sofferenza della gente e dalla volontà di rimettere in piedi il Paese in modo che si possa guardare avanti». In settimana verranno annunciati i dettagli per la fase 2 che avverrà solo quando le condizioni lo consentiranno. Le prime a riaprire dovrebbero essere le scuole, a giugno, permettendo a molti di poter far ritorno al lavoro, ma il distanziamento sociale rimarrà a lungo e alle aziende potrebbe venir chiesto di scaglionare l'ingresso dei dipendenti per ridurre gli assembramenti. Non si esclude di poter tornare in ogni momento alle misure attuali se i contagi risalissero.

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