Coronavirus

Johnson si deve arrendere. E ferma tutto per un mese

Superato il milione di casi nel Regno Unito: chiusi pub, ristoranti e negozi. Aperte scuole e università

Johnson si deve arrendere. E ferma tutto per un mese

Londra. L'Inghilterra entrerà in un secondo lockdown nazionale a partire da giovedì prossimo, più attenuato di quello attuato in primavera ma che comunque vedrà estese a livello nazionale limitazioni agli incontri tra persone, ai servizi di ristorazione, ai servizi non essenziali. Ad annunciarlo ieri sera è stato lo stesso premier Johnson in una conferenza stampa dapprima annunciata per le 17 e poi spostata alle 19, un segno delle immense difficoltà politiche che covano dietro una decisione che spacca l'esecutivo inglese.

Le nuove misure prevedono la chiusura di pub e ristoranti che potranno continuare a operare solo per l'asporto e la consegna a domicilio. I negozi non essenziali saranno chiusi, si potrà incontrare - all'aperto - una sola persona al di fuori del proprio nucleo familiare, si dovrà lavorare da casa se possibile (settore manifatturiero e costruzioni rimangono aperti). Si potrà uscire solo per andare scuola che, assieme alle università, rimangono aperte - al lavoro, per ragioni mediche e per esercizio fisico. Il lockdown rimarrà in vigore fino al 2 dicembre e le misure poi torneranno a essere modulate zona per zona, in funzione dell'andamento epidemiologico. Ma preparatevi a un Natale diverso, ha ammonito il premier.

La decisione di Johnson allinea l'Inghilterra al Galles, che ha attivato un lockdown dal 23 ottobre al 9 novembre in concomitanza con la sospensione di una settimana delle lezioni per la pausa di metà semestre. E fa percorrere a Londra la stessa strada già battuta in Irlanda, Belgio, Francia e, da lunedì, Germania. Perché non ha agitato prima come suggerito dagli scienziati?, è stato chiesto a Johnson in conferenza stampa. La via di passaggio tra il disastro economico e quello sanitario è molto stretta, è stata la risposta. A far cambiare idea a Johnson, dopo mesi passati a negare anche solo l'eventualità di una seconda chiusura nazionale, giudicata disastrosa per l'economia del Paese, sono state le ultime proiezioni scientifiche che indicano, senza interventi correttivi, un numero di morti maggiore rispetto alla prima ondata. Al momento solo gli ospedali del nord ovest del Paese sono in una situazione simile a quella della scorsa primavera, ma le analisi indicano che entro fine novembre tutto il sistema sanitario si troverebbe in una situazione più grave. E i numeri dei decessi seguirebbero la stessa evoluzione. Ieri il Regno Unito ha visto aumentare i contagi di quasi 22mila unità, con il totale che ha sfondato quota un milione. I morti di ieri sono stati 326.

Johnson ha così dovuto cedere all'ala più prudente del suo gabinetto e ha preso una decisione che costringe il suo governo all'ennesima inversione di rotta. La scelta del primo ministro inglese è tardiva rispetto alle indicazioni del consiglio scientifico che chiedeva di agire già a settembre, quando i tassi di diffusione del virus erano più contenuti. Una misura invocata anche dal Labour negli ultimi giorni ma tenacemente rifiutata da Johnson. Che ora però cede e si pone in rotta di collisione anche con una parte consistente del suo partito, contraria a bloccare il Paese una seconda volta. La fronda parlamentare, che può vantare le simpatie del cancelliere dello scacchiere Rishi Sunak, non dovrebbe tuttavia impedire alle nuove misure di entrare in vigore da giovedì, dopo un voto ai Comuni atteso per il giorno precedente.

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