In Kenya attacco mujaheddin alla base Usa: 3 morti

Le vittime: un soldato e due contractor. Presi i quattro terroristi. Ma in Africa ora è allarme

Nonostante il confine tra Kenya e Somalia sia teatro di ripetuti blitz armati da parte dei jiadhisti di Al Shabaab, la sensazione che l'attacco alla base americana di Camp Simba sia una prima conseguenza dell'uccisione del generale iraniano Qassem Suleimani sta tormentando Africom (il comando Usa per le operazioni militari in Africa). L'assalto è avvenuto durante la notte tra domenica e lunedì e ha provocato la morte di tre americani, un militare e due contractor. Durante lo scontro le forze Usa hanno neutralizzato quattro terroristi. «I mujaheddin sono entrati nelle linee nemiche, hanno sbaragliato con successo la base militare pesantemente fortificata e ne hanno preso in parte il controllo», hanno annunciato i miliziani in un comunicato, sottolineando che pesanti perdite sarebbero state inflitte alle truppe americane e kenyote. Affermazioni parzialmente smentite dal generale William Gayler, direttore delle operazioni di Africom, secondo il quale «gli Shabaab tendono a esagerare la reale entità delle azioni in funzione propagandistica».

Propaganda o meno la collera di Teheran rischia di abbattersi anche in Africa, dove sono presenti sia postazioni militari a stelle e strisce che siti economici e produttivi legati a Washington. É scattata ad esempio la massima allerta in Mozambico, nella zona di Palma, nel nord del paese. La formazione jihadista di Al Sunnah si starebbe avvicinando alla cittadina di Palma, dove nei giacimenti off-shore di gas naturale operano l'americana Exxon Mobil, ma anche l'italiana Eni. Un altro punto diventato sensibile è l'ambasciata statunitense nell'ex Swatziland.

Gli Stati Uniti, e i suoi alleati, si scoprono improvvisamente sotto attacco nel continente nero. Formazioni come Boko Haram, Al Shabaab, Aqmi e Iswap, rappresentano il braccio armato degli Ayatollah. Nell'ottobre 2017 l'opinione pubblica americana rimase colpita dalla notizia dell'uccisione di 4 suoi soldati durante un'operazione militare di Africom in Niger. Fino ad allora il Pentagono aveva negato la presenza di militari in quel Paese del Sahel. Alcuni mesi dopo, in una audizione al Congresso Americano, il generale Thomas Waldhauser comunicò parecchi dettagli sulla presenza militare Usa nel continente. Creato 10 anni fa, Africom impiega circa 8mila persone, tra civili e militari, nelle varie missioni in Africa.

Le operazioni che vedono coinvolti gli americani, sono dirette da personale africano, con l'assistenza statunitense, per mezzo di una cooperazione delle due forze. Solo nella zona del Sahel (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger) ci sono più di mille soldati americani e cinque basi. A Gibuti opera l'unica base militare permanente Usa in Africa, Camp Lemonnier, strategica per la sua vicinanza al Golfo di Aden e alla penisola araba, per il controllo sulle rotte del Canale di Suez e sui paesi del Corno d'Africa. A Gibuti stazionano circa 2mila americani, un quarto del totale del continente.

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