Khashoggi e i guardiani L'anno dei giornalisti eroi

La rivista celebra il saudita brutalmente ucciso e i colleghi che rischiano la vita per la verità

Perseguitati fino alla morte per la ricerca della verità e celebrati in copertina. Persone in costante pericolo di vita che diventano un simbolo da non dimenticare. perchè peggio, dopo la morte, c'è ancora il silenzio, e guai a dimenticare. Il giornalista saudita Jamal Khashoggi, diventa così il primo morto scelto dal Time per la copertina. Scelto persona dell'anno edizione 2018 anche se ormai non c'è più. «Ma è anche la prima volta che l'influenza di una persona cresce in modo così considerevole dopo la sua morte», spiegano dal gruppo editoriale, ucciso nel consolato saudita di Istanbul a ottobre.

In realtà Khashoggi non è solo. Con lui un gruppo di persone, che simboleggiano quelli che il giornale definisce i «guardiani» impegnati nella «guerra per la verità». Giornalisti presi di mira per il loro lavoro. Gli altri premiati sono la direttrice del sito di informazione online filippino Rappler, Maria Ressa, sottoposta a censure e minacce da parte del regime di Duterte. La redazione della Capital Gazette, il giornale di Annapolis negli Stati Uniti che nel giugno scorso è stato oggetto di un attacco terroristico in cui hanno perso la vita cinque giornalisti. E infine i giornalisti birmani della Reuters Wa Lone e Kyaw Soe Oo, contro i quali è stato montato un processo farsa, con accuse fabbricate dal regime, concluso dopo un anno di carcerazione preventiva con una condanna ad altri sette anni di prigione per violazione delle leggi sulla segretezza. È la prima volta che dei giornalisti vengono scelti come persona dell'anno dal magazine, che assegna questo titolo dal 1927 e visto che quest'anno il titolo di «persona dell'anno 2018» è condiviso, Time ha scelto di pubblicare quattro prime pagine diverse, una copertina per ogni giornalista o squadra di giornalisti. I reporter hanno dunque avuto la meglio su Donald Trump, già persona dell'anno 2016, che i bookmaker davano per favorito anche quest'anno. Il lizza c'era anche il procuratore speciale Robert Mueller, responsabile delle indagini del Russiagate. Che potrebbe però diventare la «Persona dell'anno» del 2019, come ha anticipato il direttore Felsenthal. È la seconda volta consecutiva che il Time sceglie un gruppo e non una sola persona. Nel 2017 aveva scelto le persone che hanno «rotto il silenzio» contro le molestie sessuali con il movimento #MeToo, scatenando una serie di accuse contro gli uomini di potere nel mondo. «Studiando le scelte per il 2018 ci è apparso chiaramente che la manipolazione e l'abuso della verità sono stati il comune denominatore di tante delle più grandi storie dell'anno», ha detto il direttore della rivista Edward Felsenthal.

Nel 2016, invece, Time aveva incoronato persona dell'anno Trump, indicandolo come «presidente degli Stati divisi d'America», per la sua «rivoluzione» contro l'establishment e la sua crescente influenza sulla situazione mondiale. Nel 2015 il magazine aveva scelto la cancelliera tedesca Angela Merkel, per la sua gestione della crisi europea, per l'accoglienza offerta dalla Germania ai rifugiati nel pieno della crisi dei migranti e per avere «fornito una guida morale inalterabile in un mondo in cui essa scarseggia». Negli ultimi anni il titolo è andato anche a Papa Francesco nel 2013, a Barack Obama nel 2012, al fondatore di Facebook Mark Zuckerberg nel 2010, nonché alla figura del «manifestante» nel 2011, in riferimento alle Primavere arabe.

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