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Kiev colpisce una scuola. Putin: "Vendetta". Nato, la "delusione" di Trump e le mosse Ue

L'Ucraina nega: "Era una base militare". Negoziato in stallo Donald contro l'Alleanza. Rutte: "Gli Europei siano più forti"

Kiev colpisce una scuola. Putin: "Vendetta". Nato, la "delusione" di Trump e le mosse Ue
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L'attacco ucraino al dormitorio studentesco di Starobilsk, nel Lugansk occupato, irrompe come un detonatore nella già fragile trama diplomatica tra Washington, Mosca e Kiev. Il Cremlino parla di "crimine mostruoso": sei morti, trentanove feriti, quindici dispersi secondo le autorità filorusse. Putin promette una "risposta adeguata", accusando Kiev di voler sabotare ogni prospettiva negoziale, mentre da Kiev arriva un'altra versione: "Abbiamo colpito il quartier generale di un'unità militare, non una scuola. Mosca mente per propaganda". Il portavoce Peskov raffredda le aspettative su una conclusione imminente della guerra: "Non esiste alcuna deadline per la fine del conflitto". Eppure, proprio nelle stesse ore, emerge la convinzione che il presidente russo voglia chiudere la partita entro l'anno, consolidando il controllo pieno del Donbass. Sul versante americano, il segretario di Stato Rubio certifica la crisi del tavolo diplomatico: i colloqui trilaterali mediati dagli Stati Uniti sono sospesi. Washington, spiega Rubio, resta pronta a favorire "eventuali progressi" ma non intende partecipare a "negoziati infiniti". Una dichiarazione che spinge Kiev verso una nuova strategia: maggiore coinvolgimento dell'Europa e richiesta di un vertice politico con i leader occidentali.

La guerra continua a muoversi lungo due direttrici parallele: il fronte e la diplomazia. E mentre i droni ucraini penetrano sempre più in profondità nel territorio russo, l'Occidente prova a ridefinire il proprio equilibrio strategico attorno a Kiev. A Helsingborg, in Svezia, il vertice informale della Nato ha restituito l'immagine di un'Alleanza convinta di trovarsi davanti a un possibile punto di svolta. A sostenerlo apertamente è stato il ministro degli Esteri ucraino Sybiha, secondo cui Mosca non starebbe più avanzando con la stessa forza dei mesi precedenti.

Anche il segretario generale della Nato, Rutte, ha scelto toni inusualmente espliciti: "Non sarei troppo contento se fossi Putin oggi". Per Rutte, la linea del fronte si starebbe progressivamente stabilizzando e, in alcuni settori, l'Ucraina avrebbe persino recuperato terreno (590 kmq nel 2026) riuscendo a colpire aree sensibili come la regione russa di Belgorod. È in questo scenario che Trump torna a esercitare il proprio peso sul dossier europeo. Il tycoon ha annunciato l'invio di altri cinquemila soldati statunitensi e di tre caccia F-35 in Polonia, rafforzando il fianco orientale della Nato e rilanciando Varsavia come pilastro strategico dell'Europa orientale. Per l'Alleanza si apre così una duplice dinamica: resta imprescindibile la superiorità militare americana, ma cresce la pressione affinché gli europei assumano una quota maggiore delle responsabilità difensive. Lo stesso Rutte ha riconosciuto che il sostegno a Kiev continua a gravare soprattutto su "sei o sette alleati", definendo ormai inevitabile un riequilibrio degli oneri. Berlino sembra pronta a raccogliere il segnale: nel 2026 la Germania porterà la spesa militare oltre il 4% del Pil. Parallelamente, Kiev accelera sul piano politico europeo. Sybiha ritiene possibile aprire a giugno i negoziati per l'adesione all'Ue, obiettivo sostenuto dalla von der Leyen.

Sul terreno, però, la

guerra continua a produrre escalation. Zelensky ha rivendicato l'attacco contro la raffineria di Yaroslavl, a circa 700 km dal confine ucraino: "Stiamo riportando la guerra a casa, in Russia, ed è giusto così", ha dichiarato.

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