Kim Jong-un e il caso Razzi Nessun fermo è già in Cina

Kim Jong-un e il caso Razzi Nessun fermo è già in Cina

Antonio Razzi bloccato - anzi, meglio - «prigioniero» in Corea del Nord? «Questo non creto...» avrebbe risposto Razzi in versione Crozza (o viceversa, che poi è la stessa cosa).

Si è infatti risolto in poche ore il «giallo» del senatore di Forza Italia, protagonista nei giorni scorsi di un viaggio «diplomatico» a Pyongyang. Il parlamentare italiano è stato infatti costretto a rimanere in Corea del Nord qualche ora in più del previsto, dopo che gli unici voli di linea a livello internazionale operanti nel Paese asiatico (cioè quelli verso la Cina) hanno avuto uno stop improvviso. In particolare la compagnia di bandiera nord coreana «Air Koryo» ha posticipato al pomeriggio il volo per Pechino che era previsto ieri mattina.

Ma tanto è bastato per alimentare un'ampia letteratura sarcastica sulle sorti del «mediatore» Razzi, fiondatosi dall'«amico» Kim Jong-un col modesto obbiettivo di «scongiurare una possibile guerra tra Corea del Nord e Stati Uniti». E a riprova che la missione fosse particolarmente «seria» c'erano i suoi particolari compagni di viaggio di Razzi: una troupe televisiva della trasmissione di Rai2 Nemo (condotta dall'ex Iena, Enrico Lucci) e il senatore Bartolomeo Pepe (membro del Gruppo Misto Gal). E mentre sul web - subito dopo la falsa notizia di Razzi «ostaggio di Kim» - fioccavano battute del tipo: «È adesso che gli Usa dovrebbero bombarbare la Corea!», quelle volpi di Nemo rilasciavano al Corriere della Sera dichiarazioni criptiche del tipo: «Abbiamo informazioni non molto recenti e soprattutto indirette». Obiettivo: creare un caso «diplomatico»?

Questo non creto...

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