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Dal Kurdistan al Mar Rosso: 2.500 nostri militari al fronte in stato di massima allerta. A Erbil neutralizzati missili e droni nemici

Le presenze più a rischio in Iraq e Kuwait: rafforzate tutte le difese In guardia le due navi Rizzo e Bianchi

Dal Kurdistan al Mar Rosso: 2.500 nostri militari al fronte in stato di massima allerta. A Erbil neutralizzati missili e droni nemici
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Un'alta colonna di fumo nero nell'area dell'aeroporto internazionale di Erbil, è l'immagine della rappresaglia dei Pasdaran sull'obiettivo più vicino all'Iran. La base americana nel capoluogo del Kurdistan iracheno attaccata a quella italiana della missione Prima Parthica di addestramento dei Peshmerga. Assieme a quella aerea Alì Al Salem, in Kuwait, sono gli obiettivi più colpiti dagli iraniani dove si trova personale italiano. Compresa la zona verde di Baghdad, dove ieri dei manifestanti sciiti, pro Khamenei, volevano fare irruzione, sono le basi più a rischio con un totale poco meno inferiore ai mille militari italiani. Nel Medio Oriente fra contingenti, basi e navi abbiamo circa 2500 uomini in stato d'allerta.

"Da un paio di settimane abbiamo attivato un piano di diradamento per portare il più lontano possibile da possibili obiettivi mezzi come elicotteri ed aerei. Oltre al personale non necessario" spiega a il Giornale una fonte militare. La nostra presenza più a rischio è quella in Iraq, nella base di Erbil (attorno a 250 militari su base 2° Reggimento Granatieri di Sardegna) a fianco di quella americana e vicina all'Iran. E la base aerea in Kuwait, dove ci sono circa 300 uomini dell'aeronautica. "Erbil è stata colpita diverse volte dal 7 ottobre in poi - ricorda la fonte con le stellette - Per questo motivo le difese passive, come protezioni, bunker e quelle attive sono state rafforzate". E abbiamo evacuato il personale non necessario come gli addestratori che non sarebbero comunque stati impegnati durante il Ramadan, mese di digiuno islamico. Ad Erbil, poche ore prima dell'attacco agli ayatollah è stato abbattuto un drone di ricognizione iraniano. Dopo i raid americani e israeliani la rappresaglia non si è fatta attendere "con missili balistici e droni kamikaze ad ondate". L'attacco più duro sabato verso le 3-4 del pomeriggio che aveva come obiettivo anche il consolato americano in città. Le batterie anti missile americane hanno intercettato gran parte delle minacce. Un'altra botta è arrivata in Kuwait sulla base che ospita la nostra aeronautica. L'esercito locale ha "rilevato un totale di 97 missili balistici iraniani lanciati insieme a 283 droni". Il capo di stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, fa sapere che "il comandante della Task Force Air in Kuwait, colonnello Marco Mangini, mi ha confermato l'immediata attivazione delle procedure di sicurezza. Si sono verificati danni ad alcune infrastrutture interne alla base. Tutto il personale italiano era stato prontamente trasferito nei bunker di protezione e risulta incolume".

Oltre l'area rossa, finita sotto attacco, ci sono altri contingenti italiani e basi in Medio Oriente. In Libano il contingente di caschi blu della missione Onu che dovrebbe fare da cuscinetto fra Israele ed Hezbollah, i pretoriani sciiti filo Iran. A regime stiamo parlando di 1256 militari, 374 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei con il generale David Colussi, che comanda l'interro settore Ovest dello schieramento Onu. In Israele è un possibile obiettivo la base di Kiryat Gat (Cmcc) per il piano di pace a Gaza con forte componente americana e israeliana oltre a personale italiano soprattutto del Cimic, le unità di cooperazione civile militare. I carabinieri si sono ritirati dal valico di Rafah, di nuovo chiuso e al momento c'è qualche CC nei territori palestinesi. In tutto, compresa la base di Kiryat Gat, poche decine di uomini.

La marina è in zona calda con due unità. Nave Rizzo, una fregata con 168 uomini di equipaggio, impiegata nella missione europea Aspides in difesa della rotta marittima lungo il Mar Rosso.

E nave Bianchi, 200 marinai a bordo, che pattuglia il Corno d'Africa per l'operazione Atalanta. Le unità sono in stato di massima allerta per la minaccia degli Houti dallo Yemen, filo Teheran, che più volte hanno lanciato missili e droni sulle navi occidentali.

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