La pizzeria dove si mangia con la Formula 1 di Senna

Si chiama "Bella Napoli" ma è a Pavia. Il titolare l'ha trasformata in museo con memorabilia di campioni

La pizzeria dove si mangia con la Formula 1 di Senna

Pavia «Tutto è nato a un Gran premio di Monza, quando, quattordicenne, ho incrociato Ayrton Senna lungo il viale dietro l'autodromo. Passeggiava tutto solo, in jeans e maglietta, forse per rilassarsi. Era il giorno delle prove. È stato disponibilissimo: foto e autografo non furono un problema. Da quel momento ho iniziato a raccogliere cimeli appartenuti a grandi campioni e personaggi famosi». Salvatore Apicella, discendente di una delle famiglie di pizzaioli salernitani più conosciute di Pavia, ora ha 40 anni.

Il papà, Tonino, scomparso alcuni anni fa, nel 1964 aprì in piazza della Vittoria, il salotto di Pavia, «Bella Napoli», il ristorante-pizzeria che Salvatore ha trasformato negli anni in un museo di memorabilia.

A pranzo e a cena si mangia circondati da magliette e scarpette, tutte autografate, di grandi campioni: Pelè, l'immancabile Maradona, Messi, Beckham, Del Piero, Baggio, Kakà, Buffon, Cristiano Ronaldo, Maldini, Pirlo e tanti altri (ci sono più di 600 casacche). E poi, le tute e i caschi di Valentino Rossi, le divise che hanno accompagnato le indimenticabili scalate di Marco Pantani e le biciclette con cui il «Pirata» vinse un Tour de France e una Milano-Sanremo.

Ma la chicca che Apicella custodisce gelosamente nel seminterrato, in un angolo dedicato, a pochi metri dai tavolini, è la monoposto-muletto della Williams a disposizione di Senna nel tragico Gp di Imola che gli costò la vita. Tutto intorno le sue tute, i cappellini, le foto, i caschi, i sottocaschi, i guanti, una visiera firmata.

Accanto, in prossimità della scala che porta nel cuore di questo singolare museo, altre tute da gara: di Villeneuve, Patrese, Hunt, Mansell, Berger, Alonso, Hakkinen, Schumacher (due della scuderia Benetton e una della Ferrari).

Una pizzeria-museo, dunque, ma soprattutto una cassaforte, visti i pezzi unici che vi sono custoditi, come il muletto di Senna, il cui valore ammonta ad alcuni milioni. «L'ho avuta in prestito da un industriale di Londra, un grande appassionato di F1 - spiega il pizzaiolo-collezionista -. Come faccio ad avere tutti questi cimeli? Ho giocato nei giovani del Brescia, come centrocampista, insieme a Pirlo e ai fratelli Filippini. Molti calciatori li conosco bene. Tanti campioni, di passaggio a Pavia, sono stati a cena qui. Saputo di questa mia passione, sono loro stessi a procurarmi questi cimeli. Il mio amico Brocchi, per esempio, mi ha donato le maglie di Bacca e Bonaventura messe all'asta dopo la finale di Coppa Italia tra Milan e Juventus. Oltre alla passione, con questo mio piccolo museo cerco soprattutto di rendermi utile. C'è una cassettina vicino alla monoposto di Senna. E i clienti possono lasciare, se lo ritengono, un'offerta. Periodicamente invio il denaro raccolto alla onlus Emergenza Sorrisi che assiste i bambini affetti da labbro leporino. Ci vuole poco per aiutarli: un'operazione costa 300 euro».

Apicella è in contatto anche con Viviane Senna, sorella di Ayrton, che da San Paolo si adopera per combattere le disuguaglianze sociali e per educare i bambini delle favela. «Voglio rendermi utile - aggiunge - e il mio sogno è quello di portare tutti questi memorabilia fuori dalla pizzeria, creando un vero museo dello sport, aperto alla città e ai tanti turisti che transitano per Pavia. Ho la possibilità di avere altri oggetti appartenenti a campioni. Ingresso libero e possibilità di fare offerte a beneficio dell'onlus. Si potrebbero anche organizzare serate benefiche alla presenza di personaggi famosi. Delle spese me ne occuperei io. Lo spazio c'è, ne ho parlato con l'amministrazione comunale. Ma tutto tace». Chissà, potrebbe essere anche l'occasione per esporre uno dei cappelli usati da Michael Jackson o la maglietta indossata da Freddie Mercury nei loro concerti.

«In tanti bussano alla mia porta con offerte allettanti - conclude il pizzaiolo -: mo non cedo nulla. Voglio regalare questo museo alla mia Pavia».

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