L'abbraccio Sanchez-Iglesias: "Sì a un governo di sinistra"

Accordo tra il premier socialista e il leader di Podemos (che sarà il vice). Caccia alla maggioranza assoluta

Madrid - Questa volta, sembra che sia amore vero tra i due. L'avvocato e il professore col codino da tanguero hanno fatto, in meno di due giorni, quello che non erano riusciti a fare in sei mesi di febbrili consultazioni. Pedro Sánchez, premier uscente, vincitore coi Socialisti con oltre sei milioni di voti, ha detto «sì» al leader di Podemos per un accordo tra le due forze per «formare un governo di coalizione di sinistra» e così dare il via alla XI legislatura spagnola.

Iglesias è riuscito a strappare il ruolo di vice presidente del Consiglio, un sogno per il professore e che fino alla scorsa primavera sembrava impossibile, per la volontà di Sánchez di non affidare ruoli chiave agli ex Indignati: il leader del Psoe aveva più volte anche espresso l'intenzione di fare da solo, con un esecutivo esclusivamente socialista senza coalizioni né sostegni di altri. In un momento così difficile per le istituzioni e l'economia spagnola è un patto che vale oro, anche se si tratta di un accordo senza condizioni né «veto» e senza la discussione dei dettagli, come spiega la segreteria dei Socialisti. Sta di fatto che il lungo e caloroso abbraccio tra l'avvocato e il professore, dopo l'incontro al Congresso, indica una ritrovata sintonia tra i due, dopo un'estate molto difficile.

Sánchez, con la ripetizione elettorale, ha corso il rischio di bruciarsi, salvato dai numeri: il Psoe ha perso tre seggi, ma ne poteva perdere molti altri, benché fino a 48 ore fa lui fosse convinto con nuove elezioni di ottenere la maggioranza assoluta, mentre si è indebolito e alla fine si è arreso, rimandando il sogno di un governo al cento per cento socialista.

L'unione delle due forze della izquierda di Spagna vale 155 seggi parlamentare, 21 sotto la maggioranza assoluta, e a 15 punti di distacco dalla corazzata Partito Popolare e Vox. Ora «Pedro il bello» deve convincere gli altri partner di sinistra. Innanzitutto, dopo il 3 dicembre, quando si costituirà il nuovo Congresso, dovrà prendersi l'investitura di premier convincendo una serie di partiti indipendentisti. A parte Más País, spin-off di Podemos, con 3 seggi, Sánchez cercherà il «sì» dei Nazionalisti Baschi (Pnv), un seggio, dei Regionalisti Cantabrici (Prc), un seggio, dei Nazionalisti Galiziani (Bng), un seggio e di Teruel Existe che ha un seggio. Tutto, però, dipenderà dalla Sinistra Repubblicana catalana (Erc) e dai separatisti baschi di Bildu che dovranno astenersi dal voto d'investitura. E qualora Erc e Bildu gli negassero l'astensione, il leader socialista dovrà chiedere a Inés Arrimadas, la probabile nuova presidente di Ciudadanos (Cs), di farlo. Lei, che ha definito il matrimonio tra Psoe e Up «nefasto e contrario agli interessi degli spagnoli», ha chiesto a Sánchez di trovare, invece, un accordo con Cs e il Partito Popolare, in modo da governare con 210 punti e zittire per sempre i separatisti catalani.

Intanto martedì un migliaio di persone del nucleo più duro dei separatisti che da 24 ore al confine del Paese bloccava la circolazione sulle strade che collegano la Spagna alla Francia ha affrontato la Gendarmerie: dopo un tafferuglio le autorità francesi hanno arrestato venti dimostranti.

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