Le lacrime del campione di cricket umiliato da una pallina truccata

L'australiano Bancroft sorpreso dalla tv a barare in Sudafrica

Le lacrime del campione di cricket umiliato da una pallina truccata

Le lacrime di Darren Lehmann, il coach dimissionario della nazionale australiana di cricket, non hanno lavato l'onta di quello che nella terra dei canguri viene definita una vergogna imperdonabile. La vicenda si è consumata giovedì scorso al Newlands Stadium di Città del Capo, in Sudafrica, dove la squadra australiana, impegnata contro i padroni di casa, è stata sorpresa a barare. Cameron Bancroft, 25 anni, il giocatore più giovane del team australiano, ha tentato di manomettere la palla sfregandola con un materiale di colore giallo che ha tenuto nascosto in tasca e negli slip. I giudici di gara hanno interrotto il gioco per chiedergli cosa stesse facendo.

Bancroft ha risposto dicendo di averla solamente pulita, ma le telecamere dello stadio hanno ripreso tutto e a partita conclusa i giocatori australiani non hanno potuto fare altro che ammettere la scorrettezza. Bancroft tra l'altro ha agito su impulso del capitano Steve Smith, che di fronte all'evidenza ha confessato di aver istigato i suoi giocatori a barare.

I titoli dei giornali australiani gridano allo scandalo parlando di onore e tradimento. Ed è naturale in un Paese dove il cricket è persino più importante del rugby e il ruolo di capitano della nazionale viene considerato secondo, per importanza, solo all'incarico del premier. Tra l'altro lo stesso primo ministro Malcolm Turnbull si è detto preoccupato, chiedendo alla sua ministra dello sport Bridget McKenzie di fare chiarezza e, se necessario, di azzerare i vertici della federazione. Il presidente dell'Australian Cricketer's Association, David Peever, ha chiesto pazienza per condurre l'inchiesta nel modo migliore possibile, senza quindi farsi condizionare dall'ondata di sdegno che si è sollevata nel Paese. Secondo quanto sta emergendo potrebbero essere coinvolti altri giocatori della squadra

Eravamo però partiti dalle lacrime del coach Lehmann, il cui contratto scadeva nel 2019. «Ho preferito farmi da parte per il bene di questo sport e perché di fatto sono il riferimento della squadra - ha raccontato di fronte alle telecamere - alcuni miei ragazzi hanno commesso gravi errori, hanno tradito uno sport che per noi è vita. Giudicateli per quello, perché alla fine sono delle brave persone e magari si sono lasciati trascinare da un eccessivo patriottismo». L'episodio ricorda da vicino quanto accadde a Rio de Janeiro nel 1989. Durante Brasile-Cile di calcio il portiere della nazionale ospite, Roberto Rojas, si tagliò il collo con un bisturi che aveva nascosto nei guanti, sostenendo di essere stato colpito da un razzo lanciato dalla curva verdeoro. Rojas, con la complicità di altri compagni, tentò con quel folle gesto di vincere la partita a tavolino, ma venne smascherato dalle telecamere. Fu squalificato a vita e in tribunale confessò di averlo fatto per patriottismo e per consentire al suo Cile di partecipare ai mondiali. Corsi e ricorsi storici, poveri di fair play.

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