Il timore che quanto accaduto a Bucarest non sia solo un incidente di percorso aleggia su tutte le principali cancellerie europee. D'altra parte, è ormai dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina che i servizi d'intelligence di mezza Europa considerano "possibile" che il Cremlino possa decidere di allargare il conflitto, coinvolgendo in primo luogo le tre repubbliche baltiche. Il drone che ieri notte ha colpito un edificio civile su territorio dell'Ue e della Nato non è caduto in Estonia, Lettonia o Lituania ma in Romania. Circostanza che evidentemente non cambia di molto lo scenario complessivo. Insomma, il dubbio che Vladimir Putin stia valutando di modificare gli equilibri del conflitto allargandone il perimetro è più che legittimo.
Non a caso Giorgia Meloni parla di "atto gravissimo" e che "dimostra come questa guerra di aggressione non risparmi nessuno" perché si "continuano a colpire brutalmente civili innocenti, ignorando ogni limite e mettendo a rischio la sicurezza europea", visto che il drone ha colpito "sul territorio di uno Stato alleato e membro dell'Ue". Parole che non devono essere piaciute al Cremlino se il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko - factotum di Putin - ci ha tenuto a far sapere di aver sollecitato Emmanuel Macron a prendere in mano i colloqui tra l'Ue e Mosca aggiungendo che questo ruolo non può ricoprirlo Meloni perché "non sono compiti da affidare a una donna".
Da Bruxelles, intanto, anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen punta il dito contro "la guerra di aggressione della Russia" che ieri "ha oltrepassato un altro limite". Un concetto che trova d'accordo tutti i principali leader europei, dal tedesco Friedrich Merz fino al britannico Keir Starmer. E proprio il 2 giugno a Berlino è in programma un vertice dei leader nel formato E5 con Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia, alla presenza del capo negoziatore ucraino Rustem Umerov e del segretario generale della Nato Mark Rutte. Un appuntamento pensato per fare il punto sul conflitto e nel quale si discuterà anche di quanto accaduto a Bucarest, del rischio di un allargamento della guerra e dell'ipotesi di adesione di Kiev all'Ue. Meloni, però, non ha ancora sciolto la riserva sulla sua presenza a Berlino perché il 2 giugno è il giorno della Festa della Repubblica e la premier è attesa la mattina all'Altare della Patria con Sergio Mattarella, più tardi ai Fori Imperiali e in serata in piazza del Quirinale per il concerto.
Come Meloni, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto condanna l'accaduto e parla di "pericolosa e irresponsabile escalation che non può essere tollerata". "Una volta di più - gli fa eco il ministro degli Esteri Antonio Tajani - chiediamo a Mosca un impegno serio per una pace giusta e duratura". Approccio decisamente diverso, invece, quello dell'altro vicepremier. Matteo Salvini resta in silenzio e affida la sua posizione a un'ecumenica nota della Lega: "Per il bene dei nostri figli dobbiamo lavorare con determinazione per la pace, ascoltando e coinvolgendo tutti". Si spinge invece ben oltre Roberto Vannacci, che sposa la tesi di Putin.
"Ma secondo voi - dice il leader di Futuro nazionale - che interesse avrebbe oggi la Russia a colpire un paese Nato? E che interesse avrebbe invece oggi l'Ucraina a colpire un paese Nato facendo credere che siano stati i russi, proprio mentre si parla dell'ingresso di Kiev nell'Ue? Facciamo funzionare il cervello".