L'appello bis per la strage di Viareggio: cinque anni a Moretti contestato in aula

Confermate le responsabilità anche per i manager Fs e tedeschi

L'appello bis per la strage di Viareggio: cinque anni a Moretti contestato in aula

Disastro ferroviario, incendio e lesioni. Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie dello Stato e Rfi condannato a 5 anni di carcere dei sei anni e nove mesi chiesti dalla Procura. Ieri pomeriggio a Firenze la sentenza al processo di appello bis per la strage ferroviaria di Viareggio del 2009, quando un treno merci deraglia danneggiando una cisterna di gpl che esplode a pochi metri dalla palazzine in cui vivono decine di famiglie. Undici persone muoiono all'istante, altre 21 perdono la vita fra le fiamme, decine i feriti. I macchinisti, dopo aver azionato i freni d'emergenza, si salvano riparandosi dietro un muro. La causa secondo l'accusa? Una scarsa manutenzione dei mezzi, 14 vagoni quasi tutti tedeschi con cisterne piene di combustibile di proprietà della multinazionale statunitense Gatx.

Con Moretti altri 15 imputati cui è contestato il solo reato di disastro ferroviario: 6 anni a Rainer Kogelheide ad di Gatx Rail Germania e a Peter Linoswki, responsabile Gatx, 5 anni e 4 mesi a Johannes Mansbart, ad Gatx Rail Austria, 5 anni e 6 mesi a Roman Mayer, responsabile della manutenzione Gatx Austria, 4 anni e 5 mesi a Helmut Brodel e a Uwe Kriebel tecnici Jugenthal, 4 anni e 8 mesi ad Andrea Schroter, della Jugenthal. Assolto il supervisore Jugenthal, Joachim Lehmann. «Sentenza deludente per un processo senza prove» commenta la difesa di Moretti, avvocato Ambra Giovene.

Momenti di tensione in aula quando l'ex ad si rivolge ai familiari delle vittime. «Zitto» urlano alcuni mentre altri si girano rivolgendogli la schiena. «Negli anni mi sono state attribuite frasi e comportamenti - dice Moretti - non rispettosi del dolore, frasi disumane in cui non mi riconosco. Quei comportamenti attribuitemi hanno causato dolore, ma non c'era intenzione». «Moretti ha trasformato l'aula del tribunale in un consiglio di amministrazione. Siamo indignati: non può citare le vittime e le loro famiglie, dopo 13 anni, strumentalizzandoli per proprio tornaconto. È vergognoso. E conferma che è lui il responsabile della sicurezza in ferrovia» dicono. Nel primo appello Moretti è stato condannato a 7 anni di carcere. L'ex ad si è difeso dicendo che «da amministratore delegato di Rfi non potevo essere autore della politica di investimenti sul trasporto ferroviario merci né passeggeri. Non me lo consentiva la legge. Era compito di Trenitalia e delle altre imprese ferroviarie. Quando il governo mi diede l'incarico Prodi mi disse: Caro ingegnere, Tirrenia è fallita, Alitalia è fallita, non possiamo permetterci la stessa fine per le Ferrovie. Faccia anche l'impossibile per evitarlo. Ci siamo riusciti - conclude Moretti - salvaguardando gli investimenti per la sicurezza».

Sono le 23,48 del 29 giugno 2009 quando, in corrispondenza della passerella pedonale che scavalca i binari a Sud della stazione collegando via Burlamacchi con via Ponchielli, cede un asse del primo carrello (dei 14) trainato da un locomotore Trenitalia. Il carro cisterna deraglia trascinando con sé altri quattro carri. Il serbatoio del primo vagone si schianta contro un pilone e si apre uno squarcio da cui esce gpl. Basta una scintilla per innescare una tremenda esplosione. Le fiamme si propagano verso via Ponchielli, la strada con il maggior numero di vittime e feriti. Tonnellate di gas in fiamme investono case e palazzine. Perdono la vita sotto le macerie almeno 10 persone, due muoiono d'infarto. Decine di ustionati gravi muoiono i giorni successivi.

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