L'Arma toglie i gradi al generale Pappalardo. Figliuolo alle forze dell'ordine: "Vaccinatevi"

L'accusa al leader dei gilet arancioni: "Ci disonora". Lui: "Chiederò i danni"

L'Arma toglie i gradi al generale Pappalardo. Figliuolo alle forze dell'ordine: "Vaccinatevi"

In divisa, ma contro i provvedimenti anti-pandemia del governo. Prima del caso di Nunzia Alessandra Schilirò, vicequestore della Polizia di Stato, sul palco domenica a Roma per dire no al green pass, c'era già stato quello di generale dei carabinieri in congedo Antonio Pappalardo, leader dei gilet gialli e protagonista in passato di clamorose iniziative di protesta. Mentre la Schilirò aspetta l'esito dell'azione disciplinare avviata dalla questura per aver definito il certificato verde «la tessera della discriminazione», con la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese che segue la vicenda da vicino, il ministero della Difesa ha tolto i gradi a Pappalardo per motivi disciplinari: per aver violato i doveri attinenti al giuramento prestato e aver creato disonore alle forze armate durante la pandemia.

Il vicequestore, intanto, torna sulla polemica che la vede protagonista e che l'ha trasformata in una sorta di idolo dei no-pass, con un post su Facebook in cui si stupisce del clamore sollevato dal suo gesto: «Io non penso di meritare tutte queste attenzioni. Ho solo detto che ho giurato sulla Costituzione e intendo rispettare quel giuramento. Io non guardo la televisione, ma gli amici mi inviano ciò che stanno dicendo di me. Addirittura il tg di Rai1...che dire? Che io ringrazio con tutto il cuore tutte le migliaia di persone che mi stanno contattando. Abbiate pazienza, prima o poi, riuscirò a leggere e a rispondere a tutti o almeno ci proverò. Vi arriverà senz'altro, intanto, tutta la mia gratitudine». Nessuna retromarcia, anzi. E in un'intervista a Repubbica rilancia: «Avevo il dovere di denunciare, ora la politica mi vuole». Intervenuta alla manifestazione come privata cittadina, la Schilirò aveva invocato «la disobbedienza civile», come «dovere sacro quando lo Stato diventa dispotico». Definendo il green pass «illegittimo». Un comportamento che ha deluso chi sta in strada a far rispettare le regole. «Mentre il funzionario sta sul palco a dire la sua idea, noi agenti del Reparto Mobile stiamo sotto, in mezzo alla gente, per difendere il suo diritto a parlare. Tutti i sabati ormai siamo insultati e denigrati dai no-vax, non parliamo, ci prendiamo in cambio insulti e bastonate», denuncia Andrea Cecchini, Italia Celere.

L'ormai ex generale Pappalardo vede delle analogie tra il suo caso e quello della Schilirò: «Tutti quelli che si mettono contro vengono censurati. Se avessimo parlato a favore della vaccinazione e del green pass ci avrebbero rimosso? Oggi siamo in dittatura, si lamentano di Russia e Cina, ma qui siamo peggio», dice il leader dei gilet arancioni, invitando il vicequestore ad unirsi a lui e a tutti i no-vax in divisa. E annunciando una manifestazione contro il green pass per il 20 ottobre.

Per Pappalardo il provvedimento che lo ha privato dei gradi è un «abuso», dopo che il Tar del Lazio aveva già annullato, «su suo ricorso, la sanzione della sospensione disciplinare dalle funzioni del grado». Per questo non se ne starà con le mani in mano. Sarà battaglia. Dice di essersi già rivolto ai suoi legali per presentare una denuncia e chiedere per conto del suo movimento politico due milioni di danni. «Mi hanno notificato comportamenti che riguardano la mia attività politica, io sono presidente di un movimento politico e ho parlato davanti a tutti nel corso di manifestazioni pubbliche. Da anni mi perseguitano», spiega.

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