Conte e la convivenza impossibile con i riformisti del Pd. Tra le tante domande che affollano i pensieri degli strateghi del campo largo, in ottica primarie del centrosinistra, c'è anche quella sulla possibile coabitazione tra l'ex premier e l'ala liberal dei dem. Tanto che, dietro le quinte, complice il sospetto sulla voglia di un "repulisti" da parte di Elly Schlein in vista delle politiche, c'è chi tratteggia scenari sul possibile battesimo di una "cosa riformista" schierata al centro. Teoricamente al fianco di ciò che si muove dalle parti di Carlo Calenda e Luigi Marattin, e, dunque, diversa dalla "quarta gamba" centrista che si sta organizzando intorno al campo largo. Si tratta di speculazioni, rispedite al mittente - per ora - dalla minoranza del Pd. Ma, quel che si può ragionevolmente ipotizzare, è che la vittoria di Conte alle possibili primarie dei progressisti possa innescare un movimento da quelle parti. Vengono anche da qui i tentativi di disinnescare sul nascere la competizione tra l'avvocato di Volturara Appula e la segretaria del Pd, portati avanti negli ultimi giorni da diversi "vecchi saggi" del Pd. L'ultima marcia indietro da registrare risale a ieri e porta la firma di Goffredo Bettini, che pure è indicato dalle indiscrezioni come uno dei maggiori "sponsor" del ritorno di Conte a Palazzo Chigi. L'immediata apertura di Conte alle primarie - ragiona l'esponente del Pd - "è stata interpretata, dalla grande stampa, in modo malevolo: il desiderio, cioè, di porre subito la propria candidatura in competizione con gli altri leader. Sono giorni che si parla solo di questo". Quindi l'invito di Bettini a togliere dal campo del centrosinistra il "tema divisivo e prematuro" del candidato premier della coalizione.
Una questione che, all'interno del Pd, inevitabilmente si pone lo stesso. Non è passato inosservato, infatti, mercoledì il commento duro del senatore riformista Filippo Sensi all'incontro tra Conte e Zampolli. Sensi ha bollato il M5s come "movimento di destra". Riflessione ripetuta anche ieri a Un Giorno da Pecora. "Il M5s secondo me è un movimento di destra, populista, è stato anche sovranista, ed è stato anche al governo con la Lega", la stoccata di Sensi. "I resoconti dell'incontro Conte-Zampolli spiegano perché sia pericolosamente illusoria l'idea di un patto in cui in cambio di garanzie sulla linea politica il Pd cede la leadership a Conte", è l'attacco di Lia Quartapelle, altra parlamentare della trincea della minoranza del Pd. Da quelle parti, tra i più duri con il leader del M5s, c'è sempre Pina Picierno.
L'europarlamentare, che ha appoggiato il Sì al referendum sulla giustizia, dopo il voto ha parlato di Conte come di uno che "ha la smania di tornare a Palazzo Chigi".
Poi, nella stessa intervista al Foglio, ha invitato Schlein a "non inseguire Conte". I riformisti, quindi, "per il momento" restano dove sono. Ma non è escluso che l'ascesa di Conte possa propiziare degli smottamenti da sinistra verso il centro.