Guillaume Harushimana, da tre giorni in carcere come presunto organizzatore di un triplice omicidio in Burundi, è arrivato in Italia grazie a un corso di formazione. Fra gli allegati trasmessi all'ambasciata e citati nelle carte dell'inchiesta, infatti, c'è una lettera della coop "Parmaalimenta", un testo firmato dalla presidente Silvia Marchelli (con cui il burundese avrebbe avuto o avrebbe una relazione). Nella lettera Harushimana viene invitato in Italia per "formarsi quale coordinatore di progetti in seno a Maison Parma Burundi". È un risvolto, uno dei tanti, di una vicenda che tocca la polizia segreta dello Stato dell'Africa centrale, tre suore morte ammazzate in Africa (Saveriane missionarie con sede nella città italiana), un centro diocesano, quello di Kamenge, e un movente da chiarire. Con due piste che tengono banco: il rituale esoterico o l'indisponibilità delle suore a cedere i medicinali destinati alla popolazione. E che presenta alcune sfaccettature surreali. Una su tutte: quando, nel 2018, l'ambasciata di Kampala, in Uganda, ha avvisato l'Italia dell'arrivo in Emilia di Harushimana, specificava come il "corsista" fosse stato menzionato a livello giudiziario in relazione all'assassinio di tre suore, per via delle dichiarazioni di un pentito. Ma questo avvertimento non ha impedito che Harushimana dapprima arrivasse e poi si costruisse una nuova vita in Emilia, diventando coordinatore dei progetti di Maison Parma.
La lettera è del 2018, e per fortuna da allora più di qualcosa è cambiato. Poi c'è "Parmaalimenta", il braccio operativo del progetto Maison Parma. Harushimana, prima ancora del suo capitolo italiano, aveva fatto parte della coop. Oltre ai 260mila euro di fondi regionali già segnalati dal capogruppo in Regione di Fdi Priamo Bocchi, il progetto Maison Parma, insieme ai soggetti coinvolti nella sua realizzazione, ha beneficiato anche di contributi da parte del Comune: circa 146mila euro. Risorse pubbliche, quelle regionali e comunali, destinate alle attività legate all'iniziativa e che Fdi continua a ritenere quantomeno opinabili. A differenza della Giunta a guida Pd che, a ottobre scorso, con un'iniziativa a cui era presente anche il sindaco Michele Guerra, ha presentato con toni trionfalistici i risultati del progetto "Maison Parma, il valore del territorio: la filiera di pomodoro e lo sviluppo sostenibile". Un lavoro avallato anche dall'Aics, l'Agenzia italiana per la Cooperazione e lo sviluppo.
Ma il trait d'union tra i progetti in Burundi e le amministrazioni di centrosinistra dell'ex ducato è antico. Harushimana, nel 2014, era già stato ospitato nella sala della Giunta parmense. E al suo fianco sedevano assessori e dirigenti comunali. Priamo Bocchi, che sul tema ha presentato più di un'interrogazione, parla di "costi aumentati, rallentamenti, ritardi, scarsa trasparenza e mancati controlli". "Era stato dichiarato che il terreno che il ministero avrebbe dato in concessione fosse di 12 ettari. Ma in realtà le coltivazioni sono avvenute in un campo scuola più piccolo di un ettaro", continua il consigliere regionale. E poi la scelta di tre varietà di pomodoro sempre destinate alla filiera del pomodoro a Bujumbura, il progetto di cui il Comune di Parma era diventato capofila da industria e resistenti alle malattie "che non possono però essere coltivate prima della conclusione della coltivazione ufficiale". Dalla zona, nel giugno del 2025, sono arrivate segnalazioni secondo cui mancherebbe persino l'elettricità per gli impianti. Insomma, chiosa Bocchi: "Il Comune non si è dimostrato all'altezza. D'altronde, se tutto andava così bene come dice il sindaco, perché è stato ceduto il ruolo di capofila alla Regione Emilia Romagna per il prossimo triennio?".
L'ente guidato dal piddino Michele de Pascale ha ora la palla tra i piedi sui progetti
di sviluppo in Burundi. Tra le motivazioni della misura cautelare inflitta a Guilamme Harushimana, il pericolo di fuga. Grazie ai suoi contatti internazionali e a quelli con una onlus parmense, stava per fare le valigie.