L'asse sulla giustizia contro l'assalto dei pm

L'unità del centrodestra si misura anche sulla giustizia. Il tema non è più relegato in posizione periferica, anzi dopo il caso Palamara e le rivelazioni sul processo Mediaset-diritti tv, è ormai entrato in maniera centrale nell'agenda della coalizione

Roma L'unità del centrodestra si misura anche sulla giustizia. Il tema non è più relegato in posizione periferica, anzi dopo il caso Palamara e le rivelazioni sul processo Mediaset-diritti tv, è ormai entrato in maniera centrale nell'agenda della coalizione che tutti i sondaggi danno saldamente in testa in caso di ritorno alle urne.

Nessuna distonia, nessun distinguo. Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, nel giorno della «manifestazione delle sedie», si passano la palla l'uno con l'altro e dimostrano assoluta coesione sulla necessità di rimettere mano a un sistema in cui sembra affermarsi sempre più spesso la cultura del sospetto, in cui le garanzie per l'indagato o dell'imputato sembrano restringersi, in cui il correntismo della magistratura è centrale e dove fanno capolino logiche sempre più politiche.

Il primo a introdurre l'argomento è il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, che rinnova la richiesta di «una commissione d'inchiesta su quello che sta accadendo in questo Paese. Vogliono fare oggi a Salvini quello che hanno fatto a Berlusconi», perché «visto che non possono vincere con il voto del popolo, vincono con un golpe giudiziario». Nell'intervento nel corso della manifestazione organizzata dal centrodestra in piazza del Popolo, a Roma, l'esponente di Forza Italia torna a commentare la sentenza comminata al Cavaliere per frode fiscale, su cui recentemente sono uscite alcune nuove intercettazioni, parlando di una decisione giudiziaria «ignobile» e «firmata da un plotone di esecuzione che prendeva ordini dall'alto». Senza quella decisione, oggi, «ci sarebbe stato - conclude Tajani - un governo di centrodestra». A quel punto sale dalla piazza il coro «libertà, libertà», a cui si unisce dal palco lo stesso Tajani, mentre i tricolori fatti trovare sulle sedie iniziano a sventolare. «Noi siamo uniti e sappiamo fare sintesi, vogliamo vincere per dare una spallata a questo governo».

Giorgia Meloni raccoglie il testimone e con la consueta verve dialettica rilancia con forza sul tema della necessità di riformare la giustizia italiana, accendendo i riflettori sul caso Salvini come sul caso Berlusconi. «C'è una parte della magistratura che si vuole sostituire alla politica: nessuno ha mai indagato ministri per favoreggiamento di immigrazione clandestina. C'è una parte della giustizia che ha perseguitato Berlusconi sino a farlo decadere. Quanto deve durare? Serve una riforma della giustizia: basta, basta, basta».

Chiude il cerchio delle solidarietà trasversali Matteo Salvini che adotta gli stessi toni decisi degli alleati. «Mando un saluto a Berlusconi che in maniera infame è stato umiliato ed eliminato da dove gli italiani lo avevano messo. Io in tribunale a Catania il 3 ottobre ci andrò a testa alta», dice riferendosi all'udienza sul caso Gregoretti. «Serve una riforma della giustizia da fare con magistrati e avvocati. È qualcosa che bisogna fare con urgenza per il bene del Paese». Berlusconi, che segue la manifestazione in diretta tv da Arcore, apprezza le parole degli alleati sul tema giustizia.

Insomma Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia dimostrano, come da titolo della manifestazione, di voler essere «Insieme per l'Italia del Lavoro», ma anche di voler finalmente lavorare per mettere mano a quella che appare da sempre come la più difficile e osteggiata delle riforme: la riforma della giustizia.

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