L'autopsia svela il giallo: il corpo è della vigilessa

Il cadavere è di Laura Ziliani. Nessun segno di violenza. Rimane il rebus: incidente o omicidio?

L'autopsia svela il giallo: il corpo è della vigilessa

Brescia. Nessuno aveva più dubbi: né inquirenti né familiari. E neppure tra la comunità di Temù. Ma ieri è arrivata la conferma dell'autopsia: il corpo trovato domenica scorsa a ridosso del torrente Fumeclo, in alta Valcamonica, è di Laura Ziliani. «Ormai non ci speravamo più, sapevamo che era Laura», dicono i residenti di Temù - comunque visibilmente (e definitivamente) abbattuti dalla conferma arrivata ieri. Durante gli esami effettuati su un corpo ormai irriconoscibile, a confermare l'identità sono due elementi: una ciste sotto il piede destro della donna e gli orecchini ai lobi. A riconoscere quei particolari sulla salma i familiari della 55enne: quello che tutti temevano è realtà. L'esito della comparazione del dna - disponibile tra circa una settimana - non è necessaria per confermare l'identità dell'ex vigilessa bresciana scomparsa in circostanze misteriose.

I dubbi intorno al giallo della morte di Laura Ziliani però non si esauriscono con il riconoscimento del suo corpo: se l'autopsia ha escluso segni di violenza, infatti, per stabilire le cause del decesso saranno necessari i risultati degli esami tossicologici e degli organi interni. Il corpo era «riemerso» sull'argine del fiume Oglio domenica mattina, alimentando l'alone di mistero intorno alla scomparsa della donna. Volto tumefatto, corpo in avanzato stato di decomposizione, senza abiti né scarpe. Questo lo scenario che gli uomini della Scientifica si erano trovati davanti agli occhi. Diverse ancora le ricostruzioni sul ritrovamento del cadavere: subito si fa strada l'ipotesi secondo la quale il corpo della Ziliani sarebbe stato trascinato dalla piena dell'Oglio, ingrossato dopo le piogge degli ultimi giorni. Dopo il passaggio della piena, le acque potrebbero quindi aver abbandonato il cadavere sulla sponda, in un piccolo bosco all'altezza del bacino Edison. Altre ipotesi - come quella del sindaco di Temù Giuseppe Pasina - sostengono che la donna non sia stata trascinata dall'acqua ma sia stata seppellita lì prima che il fiume straripato riportasse alla luce il cadavere. Ma solo le indagini e le novità che emergeranno nei prossimi giorni potranno chiarire un giallo che inquieta tutta la Lombardia da più di tre mesi.

Gli elementi oggi a disposizione degli inquirenti sono ancora fermi a quel terribile 8 maggio: Laura era tornata nel suo paese d'origine in Valle come faceva spesso per rivedere i vecchi amici del paese, condividere ricordi e fare escursioni seguendo i percorsi battuti sin da bambina. E così aveva deciso di fare anche alle 7 del mattino di quel giorno in località Gario. Non vedendola rientrare le figlie prima la chiamano, senza successo, poi lanciano l'allarme. La zona viene battuta per giorni, ma viene trovata solo una scarpa. Tre mesi dopo riappare il corpo. Già domenica scorsa, poche ore dopo il passaparola sul recupero di un corpo, il pensiero di tutti era andato alla 55enne, madre di tre figlie di 27, 25 e 19 anni.

A fine giugno proprio la maggiore e la minore erano state iscritte nel registro degli indagati insieme al fidanzato di una loro dopo alcune incongruenze rilevate dagli inquirenti nei racconti delle due - sempre presenti al quartier generale allestito durante le operazioni di ricerca nei mesi scorsi. L'accusa per i tre è tutt'ora quella di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

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