Il fronte torna a muoversi, ma non come voleva il Cremlino. Per circa quattro anni la guerra in Ucraina è stata raccontata con la stessa immagine: una linea del fronte quasi immobile, erosa lentamente da un'avanzata russa fatta di villaggi conquistati metro dopo metro e pagata con perdite umane enormi. A febbraio 2026, per la prima volta, quella dinamica si è incrinata. Secondo diverse analisi di intelligence, nel mese di febbraio la Russia ha registrato un saldo territoriale negativo: circa 37km quadrati persi complessivamente, il peggior risultato dalla fine del 2023. Non si tratta di un crollo del fronte, ma è un segnale strategico rilevante: la lunga offensiva di logoramento, basata sull'idea di accettare perdite molto elevate in cambio di avanzate graduali, inizia a mostrare limiti evidenti.
Nelle ultime due settimane la dinamica è cambiata in modo ancora più chiaro. Tra il 14 e il 20 febbraio le forze ucraine avrebbero guadagnato circa 33km quadrati, mentre tra il 21 e il 27 febbraio il saldo positivo sarebbe salito a 57. Dall'inizio del 2026 Kiev sostiene di aver riconquistato fino a 460km quadrati.
Le divergenze derivano soprattutto dalla natura stessa della guerra. La linea del fronte, lunga oltre mille chilometri, è ormai frammentata e porosa: molte posizioni vengono occupate temporaneamente da piccoli gruppi d'assalto, droni o unità leggere. Stabilire chi controlli ogni settore è spesso difficile. Nonostante queste incertezze metodologiche, il dato strategico appare chiaro: la pressione offensiva russa non produce più risultati coerenti.
Dal 2023 Mosca ha perseguito una strategia semplice e brutale: mantenere l'iniziativa tattica lungo quasi tutto il fronte, accettando tassi di perdite altissimi pur di continuare ad avanzare. Per mesi questo modello ha funzionato. Le forze russe hanno conquistato lentamente villaggi e posizioni fortificate nel Donbass, avanzando chilometro dopo chilometro. Il prezzo, però, è stato enorme. Diverse stime occidentali indicano che le perdite complessive russe abbiano superato 1,25 milioni tra morti e feriti. Un modello di guerra di questo tipo può funzionare solo finché l'avanzata, per quanto minima, rimane costante. Quando il fronte rallenta, il rapporto tra costi e benefici peggiora rapidamente.
Secondo Zelensky, i piani di Mosca per il periodo 2025-2027 prevedono obiettivi ambiziosi: completare la conquista di Donetsk e Luhansk, avanzare ulteriormente negli oblast di Zaporizhzhia e Kherson e arrivare perfino alla regione di Odessa. Obiettivi militarmente irraggiungibili nel breve periodo. La guerra è già segnata da una lunga serie di scadenze russe mancate: la presa di Kiev prevista in pochi giorni nel febbraio 2022, la promessa di conquistare l'intero Donbass entro il 2023, le successive previsioni sulla caduta completa della regione di Donetsk. Un altro elemento chiave è il fallimento della campagna di bombardamenti contro le infrastrutture energetiche ucraine. I raid tra fine 2025 e inverno 2026 hanno causato danni, ma non interrotto il funzionamento della rete: Kiev resta operativa e il sistema energetico non è stato spezzato. Nel frattempo l'industria della difesa ucraina è cresciuta rapidamente: la produzione militare è oggi cinquanta volte superiore rispetto al 2022, con un valore di 50 miliardi di dollari.
Sul campo di battaglia la guerra tecnologica sta cambiando gli equilibri. I droni, i sensori intelligenti e i sistemi di guerra elettronica dominano ormai molte operazioni tattiche. L'Ucraina ha costruito una delle architetture anti-drone più sofisticate d'Europa e sostiene di aver intercettato oltre 44mila Shahed dall'inizio dell'invasione. Questa esperienza operativa sta diventando anche uno strumento diplomatico: Kiev ha iniziato a proporre la condivisione di tecnologie anti-drone con alcuni paesi del Golfo in cambio di sostegno politico agli sforzi per un cessate il fuoco.
Tutto questo non significa che la guerra stia per finire. La Russia punta a proseguirla almeno fino alle elezioni della Duma 2026, trasformando il conflitto in uno strumento politico e preparandosi a una lunga strategia di logoramento.