Lavoro, "ripresina" con il trucco: 45mila lo trovano, 60mila lo cercano

I dati Istat in chiaroscuro: meno inattivi ma più disoccupati

Lavoro, "ripresina" con il trucco: 45mila lo trovano, 60mila lo cercano

Roma Difficile capire se si tratta di dati positivi, cioè se c'è fiducia su una futura «ripresina» e quindi i giovani si mettono a cercare lavoro. Oppure se sono finite le scorte familiari e un numero sempre maggiore di italiani cerca una occupazione per sbarcare il lunario. Fatto sta che in settembre il tasso dei senza lavoro è sale all'11,7%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. In termini assoluti, la crescita è pari a 60.000 unità (+2,0%). Per capire il significato delle percentuali bisogna entrare nei meandri delle metodologie di rilevazione dei dati della statistica ufficiale europea. Il tasso di disoccupazione non dice, al contrario di quanto si possa pensare, quante persone non lavorano ma più precisamente quante persone trovano una collocazione tra quelle che la cercano.

Differenza di non poco conto, tanto che ieri l'aumento dei disoccupati è stato interpretato come un indicatore positivo, complice un altro dato. Nello stesso mese si registra anche una crescita degli occupati pari a 45.000 unità, dato che sale a quota 265.000 su base annua.

In sintesi, a settembre hanno trovato una posto 45mila persone e altre 60mila si sono messe a cercare una occupazione. Ci sono meno inattivi. La percentuale delle persone tra i 15 e i 64 anni che potrebbe lavorare ma non lo fa è calata dello 0,9%, pari a 127 mila unità.

È il tasso più basso dal 1977. Il revival di quell'anno farebbe pensare, più che a una ritrovata voglia di lavorare, a un effetto della crisi. Su base annua l'andamento è ancora più evidente, con 508.000 inattivi in meno (-3,6%). «Il calo forte, continuo, persistente degli inattivi», spiega all'Agi l'ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, «vuol dire che le persone cercano lavoro» e «questo», rileva, «si spiega con il fatto che l'economia va leggermente meglio, le aspettative migliorano e ci sono persone che sperano di riuscire a cogliere un'opportunità all'interno di questa ripresina».

Proprio ieri Confcooperative ha calcolato che i «Neet», cioè i giovani che non lavorano e non studiano sono 2.349.000. L'aumento rispetto al 2007, quando erano 1.788.000, è stato rilevante: +31,4%. Il mancato inserimento dei Neet nel mercato del lavoro si traduce per l'Italia in un costo per perdita di produttività di circa 21 miliardi di euro, pari all'1,3% del Pil.

Da noi c'è qualche segnale positivo sulla disoccupazione giovanile, pari al 37,1%. Tra i Paesi dell'Unione, il tasso più basso è stato osservato in Germania (6,8%), i più alti in Grecia (42,7%), Spagna (42,6%) e l'Italia (37,1%).

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