Un lavoro "discreto ma efficace", per dirla con Giorgia Meloni. Una azione diplomatica autorevole, iniziata nelle ore immediatamente successive all'arresto di Maduro, unita al desiderio di ricostruire il ponte delle relazioni che uniscono il Venezuela all'Italia, relazioni profondamente segnate dal retaggio migratorio.
La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò dopo oltre un anno di detenzione nelle carceri venezuelane è stata accolta con grande soddisfazione ai massimi livelli delle istituzioni italiane. Un risultato definito "di squadra", frutto del coordinamento tra governo, Farnesina, intelligence e rete diplomatica, che ha trovato nella prudenza e nella continuità dell'azione la sua chiave di successo.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato a un videomessaggio pubblicato sui social il primo commento ufficiale: "Alberto Trentini e Mario Burlò torneranno presto a casa. È una notizia che ci riempie di gioia". Parole accompagnate dal ringraziamento a "tutti i servitori dello Stato che, a vario livello, hanno dato il loro contributo per raggiungere questo obiettivo", rivendicando la linea di un lavoro silenzioso ma incisivo. Meloni ha sottolineato come la liberazione dei due connazionali non rappresenti un punto di arrivo ma l'inizio di una nuova fase, ribadendo che "l'Italia non si stancherà di sostenere il legittimo desiderio del popolo venezuelano di libertà, pace e democrazia".
Un messaggio politico chiaro, che lega il risultato umanitario alla prospettiva di una normalizzazione graduale dei rapporti con Caracas. In questa direzione va anche il ringraziamento formale rivolto alle autorità venezuelane per la "costruttiva collaborazione dimostrata", segnale di un possibile cambio di passo nei rapporti bilaterali.
A chiarire il contesto diplomatico è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di una "svolta" maturata negli ultimi giorni grazie alla decisione della presidente venezuelana ad interim Rodríguez di avviare un'apertura sui detenuti politici. Tajani ha ricostruito le ore decisive della trattativa, culminate nella telefonata del suo omologo venezuelano e nell'arrivo, nelle prime ore del mattino, di Trentini e Burlò presso l'ambasciata italiana a Caracas. "Li ho sentiti entrambi ha spiegato sono in buone condizioni, sollevati e molto felici".
Il ministro degli Esteri ha poi annunciato una conseguenza concreta della liberazione: l'Italia è pronta a innalzare il livello della propria rappresentanza diplomatica in Venezuela, nominando un ambasciatore al posto dell'attuale incaricato d'affari. "È un segnale politico importante, una risposta positiva al messaggio arrivato da Caracas". Un gesto che punta a ricostruire un canale stabile di dialogo, nel comune interesse dei due Paesi.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella decide invece di telefonare personalmente alla madre di Alberto Trentini, condividendo con la famiglia la fine di una lunga attesa segnata da oltre 420 giorni di detenzione senza accuse formali. Un gesto di vicinanza istituzionale che ha voluto sottolineare la dimensione umana della vicenda, accanto a quella politica e diplomatica.
La liberazione di Trentini e di Burlò
chiude una pagina dolorosa e apre una fase nuova. Una pagina che il governo italiano rivendica come esempio di diplomazia responsabile, capace di coniugare tutela dei cittadini, dialogo e fermezza sui valori democratici.