Il legale della Corte Ue affonda le Ong: "Il blocco alle navi è lecito"

Le navi private che svolgono un'attività regolare di ricerca e salvataggio in mare possono costituire oggetto di un controllo di conformità alle norme internazionali

Il legale della Corte Ue affonda le Ong: "Il blocco alle navi è lecito"

Ebbene sì, le leggi valgono anche le navi delle Ong. A dirlo è l'avvocato generale della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Athanasios Rantos, che si è espresso in merito al ricorso presentato dalla Sea Watch suggerendo che a bordo delle navi private che svolgono un'attività regolare di ricerca e salvataggio in mare possa essere svolto un controllo di conformità alle norme internazionali, verificato, stabilito ed eventualmente assicurato dallo Stato di approdo.

In sostanza secondo il legale, diritto dell'Unione alla mano, un Paese di primo approdo al momento dell'arrivo di una nave ha facoltà di adottare provvedimenti di fermo nel caso in cui le irregolarità riscontrate possano presentare un rischio manifesto per la sicurezza, la salute o l'ambiente. Potrebbe sembrare una lettura che ribadisce l'ovvio, ma non per la Ong, che si è appellata alla Corte contestando le operazioni di ispezione dettagliate effettuate a bordo delle sue due navi, la Sea Watch 3 e la Sea Watch 4, da parte delle capitanerie di porto di Palermo e Porto Empedocle. Era il settembre del 2020 e sebbene le navi fossero impiegate nell'attività di ricerca e salvataggio in mare pur non essendo certificate per tale servizio (e pur avendo raccolto a bordo un numero di persone ampiamente superiore a quello certificato) secondo i vertici della Ong tedesca le perquisizioni a bordo e i sequestri erano solo di natura politica.

Il caso scoppiò dopo che la Sea Watch 4, con a bordo un team medico di Medici senza frontiere, venne sequestrata nel porto di Palermo al termine di una lunga ispezione. L'arrivo dei militari della Capitaneria di porto, peraltro, era ampiamente previsto, anche perché annunciato giorni prima della fine del periodo di quarantena causa Covid, ed era atteso anche dagli stessi responsabili della Ong. I motivi del blocco furono appunto l'assenza dell'attività di "salvataggio di vite" nella registrazione della nave, i troppi giubbotti di salvataggio presenti a bordo (che facevano intuire come le operazioni non fossero fortuite) e il sistema di trattamento delle acque nere incompatibile col numero di persone salvate. La Sea Watch le definì "fragili giustificazioni per il blocco" e si lamentò per le undici ore di ispezione a bordo. Un modus operandi che considerarono sistemico e adottato dall'Italia come pretesto per bloccare le navi umanitarie ed impedire che tornassero subito in zona Sar.

Pochi giorni prima, anche la Sea Watch 3 venne bloccata e autorizzata a lasciare Porto Empedocle ma solo per trasferirsi in Spagna.

Qualche settimana prima era accaduto lo stesso alla nave Aita Mari della Ong "Salvamento Maritimo Humanitario", mentre la Alan Kurdi di Sea eye era stata sequestrata dopo ispezioni nel maggio 2020 e luglio era toccato alla Ocean Viking di Sos Mediterranee.

Secondo l'avvocato della Corte Ue, di illecito in questo processo di verifica e controllo non c'è nulla. Le sue conclusioni, pur non essendo vincolanti per la Corte, generalmente ne indirizzano il giudizio.

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