Lazio, Zinga imbarca i 5s. E incorona Letta segretario

L'ex premier a Roma per convincere le correnti. L'ipotesi di correre per il seggio di Siena alla Camera

Lazio, Zinga imbarca i 5s. E incorona Letta segretario

«Segretario? Non ancora». Enrico Letta, approdato a Roma ieri in spezzato casual e borsone da viaggio in spalla, ha promesso che entro oggi scioglierà la riserva sulla sua candidatura alla segreteria del Pd. Ma quel «non ancora» suona come una dimostrazione di ottimismo.

Del resto attorno alla sua discesa in campo si è già coagulato un consenso quasi unanime: manca ancora il sì ufficiale delle minoranza di gueriniani e orfiniani, ma arriverà con ogni probabilità oggi. Del resto Letta è tornato da Parigi proprio per confrontarsi direttamente con chi, come Lorenzo Guerini e i suoi, gli chiedevano di chiarire con quale linea si prepara a guidare un Pd lasciato nel caos dalle dimissioni di Zingaretti. «Non cerco unanimità di facciata, comprendo le ragioni di alcuni dubbi e obiezioni e sono pronto a chiarirle per avviare un lavoro comune», ha spiegato ai suoi interlocutori. «Non ci saranno epurazioni né vendette, servono tutte le energie per rilanciare il Pd».

Letta (per cui qualcuno già prefigura la candidatura nel collegio di Siena lasciato da Padoan) è consapevole dei tentativi di mettergli addosso il timbro di erede della fase precedente. Non a caso ieri Zingaretti, via Facebook, è tornato ad accusare lo «strisciante lavorio distruttivo per allontanare il Pd dalla realtà» di chi criticava la linea di appiattimento su Conte e sui Cinque Stelle, ossia gli odiati «ex renziani», e ha benedetto Letta come «la soluzione più forte e autorevole per prendere il testimone» della sua segreteria. Ma anche Zingaretti, che pure si appresta ad annunciare l'ingresso nella sua giunta di ben due assessori grillini (con accuse interne di voler «regalare» la Regione a M5s mentre dopo il via libera di Grillo, Crimi ha annunciato una imminente votazione degli iscritti grillini), sa che la fase è radicalmente cambiata. E che Letta si prepara ad archiviare il rapporto privilegiato con Conte come «federatore dei progressisti» e con i grillini come alleati «strategici». Conte è in procinto di diventare leader di un altro partito, e quindi competitor dei dem, cui contendere i voti che il Pd gli sta cedendo nei sondaggi. E, con Letta in campo, la futura premiership unitaria di Conte sparirebbe dal tavolo. Mentre il nuovo baricentro politico si sposta su Palazzo Chigi e sul governo Draghi. «L'Assemblea di domenica deve chiarire se siamo davanti ad una semplice sostituzione di segretario o a un cambiamento della linea politica. È da questo che deriva il futuro del Pd», avverte il padre dell'Ulivo Arturo Parisi.

Intanto gli istituti di sondaggi si dilettano a diffondere i primi rilevamenti sul gradimento nei confronti di Letta segretario: 14% (dietro a Bonaccini, Orlando e Zingaretti) per Emg, 75% per Demopolis. Ai posteri l'ardua sentenza.