Giornata sull'ottovolante per le Borse europee ieri. In mattinata, mentre a Tokyo il Nikkei ha perso il 3,4% e Seul ha bruciato il 6,5% con Giappone e Corea che, insieme all'India, sono considerati i Paesi più vulnerabili alle interruzioni delle forniture energetiche globali, l'Europa ha aperto in rosso. Durante il weekend, infatti, il presidente Donald Trump aveva dichiarato di essere pronto a distruggere le centrali elettriche iraniane se Teheran non avesse riaperto completamente lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, ovvero l'ultimatum era stato imposto per ieri a mezzanotte.
Eppure, poco dopo mezzogiorno, le carte in tavola sono cambiate completamente. Il tycoon ha annunciato, come ormai fa di consueto sul suo social Truth, che "gli Stati Uniti e l'Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, conversazioni molto buone e produttive riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medioriente". Così, mentre Trump annunciava al mondo l'intenzione di posticipare tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche iraniane per i prossimi cinque giorni, le Borse riprendevano quota. A Wall Street, l'indice S&P 500 era in rialzo dell'1,7% (dato alle ore 20 italiane), mentre il Vix, l'indice della volatilità attesa, è crollato del 7% sotto i 25 punti. Stessa sorte per i listini europei: lo Stoxx Europe 600, che era entrato nella cosiddetta zona di correzione all'apertura dei mercati lunedì, ha recuperato le perdite della mattinata chiudendo in rialzo dello 0,6%. A Milano, il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,81%, il Dax di Francoforte è cresciuto dello 0,96%, chiusura positiva poi per Parigi (+0,79%), mentre Londra ha perso lo 0,24 per cento.
Sullo sfondo, però, resta alta la tensione sui titoli di Stato. In Europa, lo spread tra Btp e Bund si è attestato a 92 punti (dopo aver superato quota 104 in mattinata), con il rendimento del decennale italiano in aumento al 3,92% e quello tedesco al 2,99 per cento.
Anche i prezzi delle materie prime ieri sono stati sull'altalena tutto il giorno: il greggio Brent, che in precedenza ha avuto picchi oltre i 114 dollari al barile, è sceso oltre i 95 dollari, con un calo di quasi l'11% rispetto all'inizio della giornata. Guardando al gas, ad Amsterdam il Ttf ha chiuso a 56 euro megawattora (-5,4%). Nonostante la boccata d'aria sul mercato, l'oro ha continuato a perdere terreno, scendendo di quasi l'1% a 4.460 dollari l'oncia. L'argento, invece, è rimbalzato del 3,4% oltre i 70 dollari, recuperando parte delle perdite dopo il crollo intraday che lo aveva portato fino a 61 dollari (-11,4%).
La tregua per i mercati potrebbe non avere però lunga vita, infatti i titoli azionari hanno ceduto parte dei guadagni iniziali, pur rimanendo in territorio positivo, dopo che l'Iran ha negato di aver tenuto colloqui diretti per porre fine alla guerra, contraddicendo l'annuncio di Trump e innescando una nuova ondata di volatilità sui mercati. Il ministero degli Esteri iraniano ha infatti affermato che non ci sono ancora stati negoziati con gli Stati Uniti, sebbene su richiesta di Washington si siano svolti tentativi di mediazione che hanno coinvolto altri paesi.
Nella pratica, per invertire in modo significativo la tendenza delle ultime settimane, i mercati avranno bisogno di vedere qualcosa di più delle semplici parole (o post sui social), ovvero sarà necessario vedere le navi attraversare senza problemi
lo Stretto di Hormuz. Nel frattempo, finché la geopolitica continuerà a muoversi sui binari dell'improvvisazione, i mercati rimarranno ostaggio di un'euforia fragile, pronti a invertire la rotta al prossimo post su Truth.