«L'ecotassa è ancora un pasticcio E un regalo alle aziende cinesi»

Il leader degli industriali dei componenti: «Va cancellata»

Pierluigi Bonora

Superficialità, non conoscenza dei problemi, ideologia: gli ingredienti della «manovrina» sull'auto, tra esaltazione dell'elettrico e un'ecotassa che colpirebbe anche molti modelli popolari, viene giudicata alla stregua di un tradimento nei confronti del settore. «Alla recente assemblea dell'industria italiana della filiera automotive - ricorda Roberto Vavassori, presidente di Clepa (Associazione europea dei componentisti) ed ex numero uno di Anfia - mentre il premier Giuseppe Conte lodava gli effetti moltiplicativi dell'auto su investimenti e occupazione, nel palazzo vicino la commissione Bilancio votava un documento sull'ecotassa. Un atteggiamento delirante che prosegue in questi giorni, visto che non si riesce a venire a capo del problema malus, prima cancellato e poi riapparso. Con tutto quello che hanno da fare con la Legge di Bilancio...».

Presidente, c'è tempo fino a domani per apportare ulteriori modifiche.

«È un provvedimento intempestivo perché la proposta riguarda valori di emissioni della CO2 che non ci sono più. Incredibile che non lo sappiano».

A essere premiate sono le auto elettriche.

«Non è vero che queste vetture non inquinano. Un'auto elettrica è tanto pulita quanto lo è la fonte di energia che produce l'elettricità per muoverla. Non è così che si risolvono i problemi della decarbonizzazione. L'auto elettrica non inquina localmente, ma lo fa quando devi attaccarla alla spina per succhiare corrente. Quanto più una vettura elettrica è potente e pesante, tanto più inquina rispetto a una piccola Euro 6D benzina o diesel, motori che hanno risolto i problemi di particolato e ossidi di azoto».

L'anidride carbonica non è inquinante.

«Assurda la confusione tra CO2, che è un gas climalterante, e le polveri sottili, sì inquinanti. Non dimentichiamo, inoltre, ciò che dice l'Agenzia internazionale dell'energia: nel 2040 più dell'80% dell'energia nel mondo sarà di origine fossile, il 7% derivante dal nucleare e il restante da idroelettrico e fonti rinnovabili».

La Francia, con le sue centrali nucleari, sarebbe avvantaggiata nella mobilità elettrica?

«È l'unico Paese europeo dove avrebbe senso aumentare da subito la circolazione delle auto elettriche. L'impatto sulla CO2 sarebbe il più basso. Non è così per la Polonia, ultimo Paese dove l'elettrificazione dovrebbe partire. Lì l'energia è prodotta all'82% con il carbone».

E se domani viene varato il provvedimento come appare nell'ultimo testo?

«Anfia, Unrae e Federauto chiedono giustamente la sospensione del provvedimento e di sedersi al tavolo per studiare una via italiana alla decarbonizzazione e decongestione delle città. Ma è da mettere a punto tutti insieme».

Guardando all'Italia, i listini delle auto elettriche sono ancora troppo cari.

«Infatti. Quella che costa meno e la e-up! della Volkswagen: 30mila euro. Non c'è paragone rispetto a una Fiat Panda o a una Dacia Sandero, per esempio. Sandero, tra l'altro, considerata un Suv inquinante, sarebbe tassata per 1.100 euro. Ma quale Suv... Non ha senso. L'ecotassa, come proposta, colpirebbe macchine popolari».

Le batterie, intanto, sono soprattutto di provenienza cinese.

«Alla Cina stiamo facendo un grande dono. Il valore delle celle per le batterie è di circa 5mila-6mila euro rispetto al prezzo finale dell'automobile».

I motori termici?

«Nel 2040 la maggioranza dei veicoli in circolazione avrà motori endotermici variamente ibridizzati».

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