La Lega cerca il Colle. Il gelo dei Cinque Stelle

Salvini vuole vedere Mattarella sui fondi confiscati, il Quirinale nega. Altolà di Bonafede

La bufera sui conti della Lega continua a infuriare. Sergio Mattarella, oggi di rientro da Vilnius, si troverà sul tavolo la richiesta avanzata da Matteo Salvini di un incontro per l'inchiesta sui fondi al partito, giudicata dal Carroccio come una «grave attacco alla democrazia». Secondo ambienti leghisti sono «in corso contatti» e «al rientro dalla missione ci sarà la possibilità di individuare una data per l'incontro». Ma il Quirinale nega, fa sapere che al momento non è arrivata alcuna richiesta ufficiale e il Capo dello Stato è quindi all'oscuro di tutto.

Chi, invece, si esprime è il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che a proposito della sentenza della Cassazione sui conti del partito di Via Bellerio e sul sequestro dei 49 milioni di euro bacchetta il leader della Lega.

«Tutti devono potersi difendere fino all'ultimo grado di giudizio» dice Bonafede. «Poi, però, le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica». La sua è una voce isolata dentro il Movimento Cinquestelle. I grillini sulla vicenda evitano di ricorrere ai vecchi toni giustizialisti, esercitano prudenza, consigliano informalmente alla Lega di individuare i veri responsabili e svicolano dall'argomento (anche in Rete non si trovano i classici commenti al vetriolo o i thread polemici contro il neo-alleato). Salvini stesso, sollecitato dai giornalisti, evita di rilanciare il fronte della polemica con l'alleato, anche se nelle file parlamentari leghiste si annida più di un malumore. «Con tutte le cose importanti cui sto lavorando questa è la cosa che mi interessa di meno», dice quando gli viene chiesto di commentare le parole di Bonafede. Sulla possibilità di un confronto con Mattarella invece, si dice fiducioso. «So che già in passato seguì la vicenda e so che è sensibile al fatto che ci sia diritto di parola e libertà di espressione e di azione per tutti».

In precedenza Salvini aveva fatto risuonare la sua voce per protestare contro la situazione paradossale in cui rischia di trovarsi la Lega, entrando nel merito dell'aspetto più controverso: il calcolo di quanto la Lega dovrebbe restituire. «Che io non possa andare a parlare con il presidente della Repubblica mi sembra una cosa bizzarra: è il garante della Costituzione e dei diritti dei cittadini. Io rispetto il lavoro della stragrande maggioranza dei giudici, che al 99% fanno bene e obiettivamente il loro lavoro, ma parlerò con Mattarella del fatto che la Lega sarebbe il primo partito in Europa messo fuori legge con una sentenza non definitiva per eventuali errori commessi da qualcuno più di dieci anni fa con cui io non c'entro nulla. Se qualcuno ha speso in maniera errata 300mila euro, perché di questo si sta parlando, e verrà condannato in via definitiva, di quella cifra, anche se non c'entro nulla, sono personalmente disposto a farmi carico».

Se i Cinquestelle scelgono il silenzio, Forza Italia con Anna Maria Bernini insiste sulle contraddizioni del matrimonio «innaturale» tra Lega e Cinquestelle. «Ci sono divisioni e tensioni sul dl dignità, alla cui approvazione Salvini non ha partecipato, sui voucher, sul rispetto delle sentenze come ha sottolineato il Guardasigilli Bonafede, sul presidente dell'Inps Boeri che ha una posizione opposta a quella di Salvini sui migranti. L'innaturale alleanza Lega-Cinquestelle, che ricordiamo erano avversari alle elezioni che non hanno vinto, comincia a mostrare le prime crepe e contraddizioni».

Commenti

Blueray

Ven, 06/07/2018 - 12:58

Siccome la maggioranza degli italiani non ha capito quasi nulla, ed io fra questi, nonostante la sentenza sia stata emessa in nostro nome (in nome del popolo italiano), auspico che quanto prima venga pubblicata per intero, a cura de ilGiornale.it la sentenza della Suprema Corte per illuminarci su una vicenda che di stranezze ne ha parecchie e non permette all'attualità di commentare per carenza di informazioni precise sia sull'accaduto che sul giudicato.