"Io ho lavorato per anni per le Procure - racconta uno specialista del ramo - ricevendo da loro materiale anche riservatissimo. E alla fine del mio lavoro l'ho sempre restituito". È questo il cuore del nuovo caso che scuote i rapporti tra politica, giustizia e informazione, dopo che il Giornale ha pubblicato l'elenco completo dei nomi apparsi in un documento di Gian Gaetano Bellavia, commercialista, consulente da decenni di pm importanti. Perché quell'elenco sembra dire che invece Bellavia non restituiva tutto. Una parte restava a lui, in un gigantesco archivio riservato. Da cui poi poteva attingere per il suo secondo lavoro: il collaboratore di Report, la trasmissione d'inchiesta di Sigfrido Ranucci.
Nel documento, non firmato e non timbrato, ci sono due elenchi separati: diciannove nomi di magistrati, 104 di personaggi della politica e della finanza. I magistrati sono in larga parte quelli che in questi anni hanno affidato delicate indagini a Bellavia, e che ora appaiono come vittime, se si scoprirà che il consulente ha tradito la loro fiducia copiando il materiale affidato. Altrettanto, e più, vittime sono i nomi del secondo elenco, oggetto di un'attività di dossieraggio spesso per molti di loro sfociata nei servizi giornalistici di Report: come il cassiere della Lega Alberto Di Rubba, John Elkann, Manfredi Catella, Matteo Renzi. E molti altri.
Mentre 5 Stelle e Partito democratico corrono in soccorso di Report da parte del centrodestra si avanza una accusa precisa: Bellavia avrebbe di fatto svolto un'attività di collegamento tra le Procure e la trasmissione Rai, girando alla redazione di Ranucci e utilizzando per i propri interventi in onda i documenti messigli a disposizione dai pm. "Il programma Report è - dicono i parlamentari leghisti in commissione di vigilanza Rai - un'arma al servizio di una sola parte politica. Inchieste giornalistiche che non stanno in piedi: zero riscontri giudiziari. Eppure continuano. E allora ci chiediamo: c'è un patto sotterraneo tra Bellavia, procure e il programma televisivo?"
Qualche risposta potrebbe venire dal procedimento in corso a Milano contro Valentina Varisco, l'ex dipendente denunciata da Bellavia per essersi portata a casa oltre un milione di file. È nel fascicolo a carico della Varisco che è apparso il documento con l'elenco dei nomi. Bellavia dice di non saperne niente, ma l'elenco si apre con una frase precisa: "elenco sommario dei magistrati cui ha sottratto carte", che sembra attribuibile a Bellavia o al suo staff.
E se la Varisco ha potuto copiarle, vuol dire che erano nell'archivio del superconsulente.
Ma c'è di più: Bellavia ha inizialmente accusato la Varisco di essersi impossessata anche di un hard disk custodito nello studio ma la versione, come ricorda ieri Andrea Puccio, legale della ex dipendente, "è già stata parzialmente sconfessata dagli esiti delle investigazioni difensive condotte proprio dalla difesa dello stesso dott. Bellavia, anch'essi confluiti nel procedimento".A quel punto Bellavia ha denunciato il furto dell'hard disk. Che pare contenesse proprio i documenti relativi ai rapporti con Report.