Lega al Viminale? Il Pd in tilt E scoppia la guerra dei veleni

Il partito di Zinga resta un campo minato, tra liti, delusione e la perdita di alcuni ruoli strategici ritenuti di fondamentale importanza

Lega al Viminale? Il Pd in tilt E scoppia la guerra dei veleni

Principale partito a risultare sconfitto alle scorse politiche e nonostante tutto nelle stanze dei bottoni col governo Giuseppi II grazie alla raffazzonata maggioranza giallorossa messa in piedi con le stampelle nel disperato tentativo di non tornare alle urne, il Pd inizia a perdere alcune sue posizioni privilegiate e di conseguenza anche la pazienza.

C'è chi tace e soffre in silenzio, tra mugugni di corridoio, e chi preferisce invece esternare tutto il proprio malumore, come fatto ad esempio da Sandra Zampa e Alessia Morani. I dem sono in una fase delicata, e tra l'assenza di donne tra i ministrti ed alcune mancate riconferme nei sottosegretariati, in tanti iniziano ad aggiungersi alla lista degli scontenti. "C'è la preoccupazione per un Pd indebolito e c'è un clima teso per una soluzione politicamente debole. Il tema non sono le donne o il numero dei sottosegretari, ma quali ministeri": questo sarebbe l'epicentro dei problemi nel partito, secondo quanto riferito da AdnKronos.

Lo smacco della perdita del Viminale sembra insanabile, ed è reso più indigesto dall'arrivo del leghista Nicola Molteni, "uno bravo, che conosce già la struttura e questo dovrebbe preoccuparci ancora di più": questo il terrore sacro di alcuni dem. Gianni Cuperlo lancia l'allarme per il ritorno del Carroccio all'Interno:"Il rischio è che quella destra provi a resuscitare la miscela di propaganda e disumanità dei suoi vecchi decreti, gli stessi che noi abbiamo superato. Faremo di tutto per impedirlo dal governo, nel Parlamento e nel paese. Avremmo voluto certo presidiare il Viminale". Da chi si è trovato nel ministero il messaggio è chiaro: "Le cose fatte non sono traguardi raggiunti per sempre. Ci sono sempre margini sulle applicazioni e tra una applicazione estensiva e una restrittiva, le cose possono essere molto diverse. Ad esempio, su una questione come le regolarizzazioni".

Aver perso il Viminale viene ritenuto da tanti una Caporetto,"un errore politico macroscopico. Lo pagheremo. Se il Pd si fosse messo di punta sull'Interno, nessuno avrebbe potuto dirci di no". Quindi se la questione quote rosa era passata in secondo piano, per il ministero dell'Interno la ferita resta aperta.

Non solo Viminale, ma anche la Salute fa discutere i dem. "Quello che mi dispiace profondamente è che il mio partito abbia rinunciato alla Salute, non comprendendo il valore di una buona sanità", lamenta in un'intervista Sandra Zampa. "Secondo Prodi pago per la mia vicinanza a lui". Zampa si sente abbandonata dal partito: "In un anno come quello che abbiamo vissuto non ho mai avuto uno scambio né sul merito né sul piano delle relazioni personali".

A proposito di scontenti come dimenticare Alessia Morani (ex sottosegretaria del Mise)? La dem denuncia su RadioRai il fatto di non essere stata neppure avvisata. "Non mi ha chiamato nessuno ma la cosa non mi disturba, sia chiaro. Sono onorata di aver potuto servire il mio Paese in un momento così delicato, io ce l'ho messa tutta, poi il mio partito ha fatto delle scelte che non vanno attribuite a Draghi".

Zinga cerca di fare da paciere e dopo i fasti (per il Pd) del governo Conte riporta tutti coi piedi per terra. La delegazione dem è proporzionale al peso dei vari gruppi parlamentari nelle camere, molto ridotta "per la terribile sconfitta del 2018 e le scissioni. Da 23 siamo passati a 9" nella squadra di governo. L'unica cosa che poteva fare Zinga l'ha fatta: garantire i sottosegretariati in maggioranza alle donne (5) contro l'unico uomo (Enzo Amendola), così da non mettere troppo in risalto il caos quote rosa dei ministeri.

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