La Lega vuole la rivincita e scende in piazza con i Sì Tav

I dubbi del Carroccio sull'analisi costi-benefici voluta da Toninelli e sullo stop all'uso delle trivellazioni

Roma Luigi Di Maio non l'ha letta. Il ministro Danilo Toninelli attende di «verificare la completezza del documento». Il vice di Toninelli alle Infrastrutture Edoardo Rixi, non ha ancora avuto accesso alla settantina di pagine che compongono il testo, secondo quanto appreso dal Giornale. E per Riccardo Molinari, capogruppo leghista alla Camera, il documento è «fantomatico». A 48 ore dalla consegna da parte del team guidato dal professor Marco Ponti, la valutazione costi-benefici sulla Tav è ancora un mistero.

«È normale - dice il professor Ponti- che il committente voglia esaminare il lavoro prima di renderlo pubblico». Di mezzo però, c'è soprattutto il livello di tensione che sembra non risparmiare nessuno dei dossier sul tavolo del governo, incluso quello delle trivellazioni petrolifere osteggiate dai grillini e rilanciate ieri dalla sottosegretaria leghista all'Ambiente Vannia Gava. Una tensione che consiglia cautela sulla Tav al M5s, che non ha fretta di formalizzare la bocciatura. La Lega invece, ferita dal caso migranti, è ansiosa di rivincita. La prima occasione utile è proprio la Tav. Il Carroccio ha deciso di salire a bordo di un treno già in movimento: domani i Sì Tav torneranno in piazza a Torino. E ieri la Lega ha fatto sapere che parteciperà. «Una volta accertato che non è una manifestazione al servizio di questo o quel partito -dice Molinari al Giornale- abbiamo deciso di partecipare, perché noi siamo sempre stati a favore dell'opera».

Non basta la timida apertura di Di Maio: «È uno studio preliminare che poi avrà un contraddittorio con le varie associazioni di categoria e del territorio e con i comitati pro e contro la Tav». Il Carroccio ha chiaramente deciso di mettere da parte ogni remora e schierarsi per il sì al collegamento veloce Torino-Lione. Come, del resto, gli alleati di centrodestra gli chiedono da tempo di fare. «Il governo fa il gioco delle tre carte -dice il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani- ma il no alla Tav ci isola dall'Europa, toglie lavoro, mette in ginocchio le imprese, frena il turismo e danneggia l'ambiente». E se il vice ministro Rixi non è così diretto, appare evidente che da parte dei leghisti da ieri si usano toni ben più decisi a favore della Tav: «I grillini -insiste Rixi- devono capirlo: nel contratto c'è scritto revisione completa, : stiamo facendo questo, non c'è scritto che l'opera non si fa».

La strategia è già decisa. E mette in conto la bocciatura da parte di Toninelli. In quel caso lo stesso Salvini ha caldeggiato l'opzione del referendum, che il professor Ponti saluta con una battuta caustica: «Allora dovrebbero farlo per tutte le grandi opere d'Italia. Oppure introdurre il principio che chi le vota, le paga». Ma pare difficile che l'M5s possa opporsi all'ipotesi di ricorrere all'amata democrazia diretta. Sta di fatto che il referendum è già più di un ipotesi. «Si faccia -dice il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino- e, se possibile, in tutto il Nord Italia». Il governatore della Lombardia Attilio Fontana concorda. Ma le cosiddette «madamine», le organizzatrici del corteo Sì Tav di sabato, sono sicure: «Dopo la nostra manifestazione non ci sarà nemmeno bisogno di votare».

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